La Terra vista dalla Luna

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La prima immagine in assoluto della Terra, osservata dall’orbita lunare, fu scattata nel 1966 in bianco e nero. Per osservarla per la prima volta a colori bisognerà attendere le 16:00 della Vigilia di Natale del 1968 e l’astronauta  William Anders, che la fotografò direttamente dalla Luna. 

“Cogli l’attimo”, diceva Orazio, prima ancora che potessero scriverlo sui Baci Perugina o che il momento in questione potesse assurgere all’immortalità, grazie alla fotografia. Un attimo, in particolare, ha riguardato noi, da bravi Terrestri, e fu colto dall’astronauta William Anders, sotto la supervisione del comandante Borman, nell’ormai remoto 1968. Mentre i Beatles lavoravano alla psichedelica pellicola Yellow Submarine, Anders e i suoi colleghi prendevano parte alla missione “Apollo 8” e riuscivano, entrando nella storia, a orbitare attorno alla superficie lunare e a tornare “safe and sound”,  sani e salvi sulla Terra, orgogliosi di poterlo raccontare ad amici e parenti.

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Erano le 16:00 della Vigilia di Natale del 1968 quando Anders ci regalò “Earthrise”, quello che sarebbe stato definito dal fotografo Galen Rowell “Il più importante scatto paesaggistico mai realizzato”. Con un astronauta intento a scattare direttamente dalla luna, si tratta, in effetti, di una fotografia inusuale, che certamente non si replica con la stessa frequenza di un selfie su Instagram. Essa ci restituisce, infatti, non soltanto parte della superficie lunare, ma anche la Terra in leggera penombra e lo fa nitidamente e a colori, una svolta, quest’ultima, assai significativa. Nel 1966, infatti, il Lunar Orbiter 1, il primo satellite lunare inviato dagli Usa in ricognizione sulla Luna allo scopo di individuare le basi idonee all’atterraggio, aveva scattato un’immagine analoga ma con una risoluzione inferiore e in bianco e nero.

Cosa rese possibile Earthrise, come fu denominato il celeberrimo scatto dalla NASA? Di sicuro una macchina fotografica svedese d’avanguardia, com’era allora la Hasselblad 500 EL fu determinante e, difatti, fu proprio questo modello, potenziato con una serie di migliorie tecniche, ad essere utilizzato. Dotata di un drive elettrico che rendeva possibile il passaggio in automatico da un fotogramma all’altro, la Hasselblad non utilizzava il mirino reflex standard ma un semplice mirino a traguardo; inoltre la Kodak aveva fatto sì che la macchina avesse in dotazione un magazzino di pellicola da 70 mm. Al di là delle emozioni soggettive che Earthrise suscitò e continua a suscitare, le parole di Anders, che ebbe il privilegio di vivere e cogliere l’attimo, furono, come da lui riferito nel 2018, in occasione del cinquantesimo anniversario della missione Apollo 8: «La mia fede fu minata, la sola idea che le cose potessero ruotare attorno al papa e che esistesse un computer supremo che si domandasse se Billy ieri fosse stato un bimbo bravo o cattivo non aveva alcun senso. Sono diventato uno scienziato ateo».

Angela Chessman

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