Lo scrittore Montanelli, l’editore Longanesi e il libraio Branduani

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Nel dicembre del 1952 uscì, per la Longanesi & C., il libro “Rapaci in cortile” di Indro Montanelli. Ma Longanesi, antipatico e ingrato, si disinteressò dell’amico e autore, al quale non diede il tempo di rivedere le bozze e non spedì nemmeno una copia. Allora Montanelli, stizzito con Longanesi, si rivolse a Cesarino Branduani, storico titolare della libreria Hoepli di Milano.

A un anno e mezzo dalla fine del fascismo e dalla terribile guerra mondiale che devastò l’Italia, nel dicembre del 1946 due uomini, davanti a un caminetto acceso di un appartamento che si trovava in mezzo a un troncone di palazzo rimasto in piedi in via Borghetto 5 a Milano, dopo una serata nella quale si scambiarono idee e bottiglie di cognac, nacque la casa editrice Longanesi & C. Il primo era Giovanni Monti, industriale piemontese e finanziatore del progetto; il secondo, intellettuale e romagnolo, era Leo Longanesi. L’ex direttore di «Omnibus», in cerca di una nuova collocazione nel panorama giornalistico ed editoriale italiano, decise di mettersi in proprio, di diventare un padrone. Facendo l’editore diventava un datore di lavoro ed era intrigato dall’idea di abbracciare la causa dei padroni e di morire per quella.

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La Longanesi & C. giocava un ruolo di rilievo nel nuovo ambiente culturale italiano pubblicando i più grandi autori del tempo come Bacchelli, Montano, Caldarelli, Raimondi, Buzzati, Brancati, e grande successo ebbero i ritratti del giovane Indro Montanelli, che con pennellate a volte perfide e malvagie, altre oneste e onorevoli, raccontava i personaggi celebri del suo tempo. Uomini politici, scrittori, dive e registi del cinema, giornalisti, attori, editori. Tutti sottoposti alla lente d’ingrandimento dello spregiudicato giornalista toscano. Questi Incontri piacevano poco agli incontrati ma molto al pubblico e Longanesi li raccolse in un volume: Rapaci in cortile. Il libro comprendeva i ritratti irriverenti di Giovannino Guareschi, Irene Brin, Eugenio Montale, Aldo Borelli, Dino Grandi, Giovanni Ansaldo, Wanda Osiris, lo stesso Longanesi e tanti altri. Verso la fine del 1952 le prime copie uscivano dalla cromotipia Ettore Sormani di Milano a bordo di piccoli camioncini, i quali, fumanti, marciavano nelle larghe strade ricoperte di neve per finire nelle affollate librerie colorate e luccicanti in tema natalizio. Ma l’editore Longanesi, antipatico e ingrato, si dimenticò del suo amico e autore, il quale, per averne una copia, si dovette rivolgere allo storico titolare della libreria Hoepli di Milano, Cesarino Branduani, il confidente e il beniamino di tutti i giovani autori pubblicati nel dopoguerra.

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Le case editrici sopravvissute alle epurazioni democratiche del dopoguerra non avevano dubbi: nessuno sapeva vendere i libri come lui. E fu a Branduani che Montanelli scrisse in quei giorni: “Carissimo Cesarino, Afeltra mi avverte in questo momento che Rapaci in cortile è uscito (mi domando che effetto farà, quel titolo, sugl’interessati) e che tu hai superato ogni precedente record vendendone cento copie in due giorni. Sei un leone. Ma non altrettanto posso dire di Longanesi, che non mi ha dato il tempo di rivedere le bozze, come eravamo d’accordo, e non mi ha nemmeno mandato una copia. Sarò costretto, domani, a comprarmela”. E quel libraio che da bambino non aveva potuto continuare la scuola perché il vocabolario costava troppo, quell’uomo che era il punto di riferimento culturale dell’intera città di Milano, superò ogni record di vendita e per poco non fece cambiare idea a Montanelli sugli intenti futuri a quel 1953: “Caro Cesarino, Afeltra mi aveva avvertito che sei stato, come al solito, e più del solito, un asso. Lo credo senz’altro. Avessi un Cesarino in ognuna delle città italiane, smetterei di rompermi i coglioni con il giornalismo e vivrei di libri, placidamente”.

Stefano Poma

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