Il giovane Hitler

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Centotrentuno anni fa, il 20 aprile 1889, a Braunau, nell’Austria settentrionale, nasceva Adolf Hitler. Dalla sua tormentata infanzia allo scoppio della prima guerra mondiale, fino al tentativo di colpo di Stato e la dorata prigionia, nella quale scrisse il primo volume del Mein Kampf, la sua autobiografia politica e Bibbia delle anticipazioni degli orrori che il nazismo realizzerà dopo una decina d’anni.

Adolf Hitler nacque a Braunau, nell’Alta Austria. Trascorse la maggior parte della sua infanzia a Linz, che rimase sempre la sua città preferita, tanto che il futuro dittatore della Germania espresse il desiderio di essere sepolto lì. Il padre di Adolf, Alois, morì nel 1903, lasciando una piccola pensione alla moglie. Hitler era estremamente legato alla madre, Klara Pölzl, la quale morì nel 1907, quando Adolf aveva diciotto anni. Dopo aver lasciato la scuola, il giovane Hitler si trasferì a Vienna, dove sognava di diventare un artista. Si manteneva vendendo i suoi disegni. Desiderava studiare arte, per la quale sembrava portato, ma per due volte non riuscì ad assicurarsi l’ingresso all’Accademia delle Belle Arti. Per alcuni anni visse una vita solitaria e isolata, continuando a sopravvivere dipingendo cartoline, pubblicità e passando da un ostello municipale all’altro. Il carattere di Hitler andava via via formandosi: solitudine, segretezza e odio per il cosmopolitismo multinazionale di Vienna crescevano in lui. Nel 1913 Hitler si trasferì a Monaco. Proiettato per il servizio militare austriaco nel febbraio 1914, fu classificato come non idoneo a causa di inadeguate caratteristiche fisiche. Ma, quando scoppiò la prima guerra mondiale, si arruolò come volontario e si unì al sedicesimo reggimento di fanteria della riserva bavarese. Dopo otto settimane di addestramento, Hitler fu schierato, nell’ottobre del 1914, in Belgio, dove partecipò alla prima battaglia di Ypres. Prestò servizio durante tutta la guerra. Fu ferito e ricoverato in ospedale poco prima del termine del conflitto. Per il coraggio dimostrato in azione fu decorato con la Croce di ferro di Seconda Classe, nel dicembre 1914, e con la Croce di ferro di Prima Classe, decorazione rarissima per un caporale, nell’agosto 1918.

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Al suo scoppio nell’agosto del 1914, Hitler salutò la guerra con entusiasmo, come una possibilità di riscatto dalla frustrazione e dalla mancanza di obiettivi della vita civile. Lasciato l’ospedale, si ritrovò in mezzo al caos sociale che seguì la sconfitta della Germania. Nel maggio 1919 fu arruolato come agente politico dell’esercito e nel settembre si unì al piccolo Partito dei lavoratori tedeschi a Monaco. L’anno successivo lasciò l’esercito per dedicarsi interamente al partito, che in quell’anno fu ribattezzato Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi. Il risentimento per la perdita della guerra e le privazioni causate dai patti di pace di Parigi si aggiungevano alle sofferenze economiche che provocavano un diffuso malcontento in tutta la Germania. Ciò si percepiva maggiormente in Baviera, a causa della vocazione separatista e della popolare antipatia della regione per il governo repubblicano di Berlino. Nel marzo 1920 un colpo di Stato da parte di alcuni ufficiali dell’esercito tentò invano di istituire un governo di destra. Monaco era un luogo di ritrovo per ex militari e membri dei Freikorps, corpo paramilitare formato nell’immediato dopoguerra da unità dell’esercito tedesco che non volevano tornare alla vita civile. Molti di questi si unirono al partito nazista. Primo tra loro fu Ernst Röhm, membro dello staff del comando dell’esercito distrettuale che si era unito al Partito dei lavoratori tedeschi prima di Hitler e che era favorevole all’ascesa di Hitler all’interno del partito. Fu lui a reclutare le squadre usate da Hitler per proteggere le riunioni di partito e attaccare socialisti e comunisti. Nel 1921 queste squadre furono formalmente organizzate da Röhm in un esercito di partito, le SA. Röhm era anche in grado di ottenere protezione dal governo bavarese, che dipendeva dal comando dell’esercito locale per il mantenimento dell’ordine e che tacitamente accettava alcune delle sue azioni terroristiche. Le condizioni erano favorevoli per la crescita del piccolo partito e Hitler era sufficientemente astuto per trarne il massimo vantaggio. Quando si unì al partito, lo trovò inefficace, impegnato in un programma di idee nazionaliste e socialiste, ma incerto sui suoi obiettivi e diviso nella sua leadership. Accettò il suo programma ma lo considerò come un mezzo per un fine. La sua propaganda e la sua ambizione personale causarono attriti con gli altri leader del partito. Hitler oppose i loro tentativi di frenarlo minacciando le dimissioni, e poiché il futuro del partito dipendeva dalla propaganda e dall’arrivo di denaro, i suoi avversari cedettero.

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Nel luglio 1921 Hitler divenne il capo con poteri quasi illimitati. Fin dall’inizio si propose di creare un movimento di massa e si impegnò in una propaganda inesorabile attraverso il giornale del partito, il Völkischer Beobachter, l’Osservatore Popolare, e attraverso incontri nei quali il pubblico cresceva sempre più. Con la sua personalità carismatica e la sua guida dinamica, attrasse un gruppo devoto di leader nazisti, come Johann Dietrich Eckart, Alfred Rosenberg, Rudolf Hess, Hermann Göring e Julius Streicher. Il culmine di questa rapida crescita del partito nazista in Baviera culminò col tentativo di conquistare il potere a Monaco con il Putsch del novembre 1923, nel quale Hitler e il generale Erich Ludendorff cercarono di approfittare della confusione che affliggeva la Repubblica di Weimar per costringere i capi del governo bavarese e il comandante dell’esercito locale a proclamare una rivoluzione nazionale. Durante gli scontri, la polizia e l’esercito spararono contro i manifestanti nazisti, uccidendone alcuni. Hitler fu ferito e quattro poliziotti furono uccisi. Processato per alto tradimento, Hitler approfittò dell’enorme pubblicità che il processo gli aveva regalato. Da quel momento imparò una lezione fondamentale: il partito nazista doveva raggiungere il potere con mezzi legali. Fu condannato a cinque anni di carcere ma venne liberato dopo nove mesi passati nella cella dorata della prigione di Landsberg, dove dettò a Rudolf Hess il primo volume del Mein Kampf, la sua autobiografia politica e Bibbia delle anticipazioni degli orrori che il nazismo realizzerà dopo una decina d’anni.

Massimo Piludu

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