Un libro al giorno: La morte e il macabro nel Medioevo

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L’essere umano, in tutte le epoche, ha costantemente temuto la morte e per questo ha sempre cercato di trovare degli escamotage per aggirarla e per salvare la propria anima. La società medievale in particolare, intrisa di concezioni religiose, è andata avanti ponendosi ossessivamente una domanda: “Come si può vincere la morte o quantomeno non temerla?”. 

Lo scopo di questo libro è quello di inquadrare il discorso del Macabro e della Morte, in quella porzione di tempo che noi conosciamo con il nome di Basso Medioevo. Il tema è abbastanza vasto: una moltitudine di storici e storici dell’arte si sono cimentati ad affrontare questo argomento. Si sa che l’uomo, in tutte le epoche, ha costantemente temuto la Morte e per questo ha cercato sempre di trovare degli escamotage per aggirarla e per salvare la propria anima. Tuttavia la società medievale, intrisa di concezioni religiose e incalzata dall’incedere della Chiesa, un esempio su tutti l’utilizzo dei predicatori, in questa fase, diventa sempre più cosciente della precarietà della vita. I peccati, come l’avaritia vengono additati dalla Chiesa come il male diabolico che induce gli uomini al peccato. Nessuna eccezion fatta per i diversi ceti sociali. Davanti alla Morte tutti vengono giudicati sullo stesso, medesimo, piano. Come si può vincere la morte o quantomeno non temerla? La Chiesa dà delle indicazioni all’uomo del Medioevo. Redimersi dai peccati è il primo passo sicuramente per non temere la giustizia divina.

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L’individuo deve abbandonare al più presto i piaceri terreni, intesi come beni materiali e affetti umani, perché questi distolgono lo sguardo del peccatore dal vero obbiettivo finale, Dio. Come il Cristo, nella Croce, ha vinto la Morte adesso l’uomo deve fare altrettanto e arrivare alla fine dei suoi giorni con la coscienza completamente pulita. Un altro sistema per sentirsi protetti anche dopo la morte era quello legato alla sepoltura ad sanctos. Il defunto veniva così seppellito accanto alla tomba di un santo in modo che quest’ultimo potesse proteggerlo. In seguito, attraverso un testamento pubblico, richiedeva intercessioni da parte di parenti ed amici, sottoforma di messe. Alla luce di queste considerazioni, si può constatare come l’uomo del Medioevo, abbia amato più che mai la propria vita; amore che si riversa inesorabilmente verso le cosa materiali. La Morte, così, smette di essere idealizzata come giudizio divino, mutando, nell’immaginario comune in putredine e cadavere, morte fisica, sofferenza e decomposizione. È questa la vera trasformazione del Medioevo di fronte alla Morte. La sua immagine non si riferisce più al peccato originale e morte di Gesù sulla croce, ma deposizione dalla croce, Pietà. Tutto questo ovviamente, si rispecchiava nelle rappresentazioni iconografiche.

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I temi macabri del ‘Trionfo della Morte’, ‘La Danza Macabra’ e ‘L’incontro dei tre vivi con i tre morti’, avevano tutti e tre uno scopo preciso: quello di trasmettere nell’osservatore le paure esistenziali del secolo. Davano anche però una speranza. Quella di poter vincere alla fine la Morte, presentandosi così al cospetto del Signore, con la coscienza pulita. La peste mieteva vittime in continuazione e come se non bastasse, crisi economiche e guerre contribuivano a peggiorare le condizioni della popolazione. Allora più che mai, attraverso queste considerazioni, la paura di morire con il marchio del peccato, faceva tremare gli anime della povera gente, ma al contrario lasciava un barlume di speranza ai contemporanei. La Morte era sconfitta, ma stava all’uomo ricercare con tutte le forze Dio per evitare di non ricadere nel suo giudizio divino. I timori dell’uomo medievale, i suoi dubbi, le sue paure si manifestavano nelle forme di ‘difesa’ dalla morte: i riti cimiteriali, i testamenti, le pratiche della ‘buona morte’. E tutto questo si traduceva nel messaggio iconografico delle opere come quelle che qui si sono analizzate.

Mattia Bellisai

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