Christopher Nolan, il manipolatore del tempo

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Articolo tratto dal primo numero de «Il Caffè» del dieci ottobre 2020. 

Con il suo ultimo film “TeneT” il regista britannico Christopher Nolan è riuscito nell’ardua impresa di riportare il pubblico nelle sale cinematografiche dopo il grande stallo generato dall’emergenza Covid – 19. I numeri parlano chiaro, con più 4 milioni di euro di incassi alla quarta settimana di programmazione in Italia e circa 150 milioni di dollari di incasso totale, l’ultimo lavoro del regista britannico si è rivelato di nuovo un successo. Non mancano ovviamente anche le critiche a quest’ ultima fatica del nativo di Londra. Critiche rivolte in particolar modo ad una narrazione definita eccessivamente intricata e cervellotica ed altre più maligne rivolte alla difficoltà di rientrare nella spesa sostenuta per la realizzazione. Critiche queste che sottolineano quanto chiacchierato sia il lavoro di questo autore. Christopher Nolan, classe 1970, nasce a Londra da padre inglese e madre americana, trascorrendo la sua infanzia tra la capitale del Regno Unito e Chicago. Questa sua doppia cittadinanza sembra così coincidere anche con la formazione di un gusto artistico per un cinema in equilibrio tra la spettacolarità USA e l’eleganza europea. Fin da piccolo appassionato di fotografia e filmati, esordisce come enfant prodige quando a soli 19 anni riesce a far distribuire alla PBS (televisione pubblica USA) un suo cortometraggio. Il primo lungometraggio arriva invece 10 anni dopo, girato grazie all’aiuto di Emma Thomas, produttrice cinematografica che diventerà poi sua moglie. Nel 1998 esce dunque The Following, un noir a basso costo ma già pregno dei temi e della poetica cari al regista londinese: vendetta, ossessione, inganno, tormento interiore, il confine tra realtà e la percezione della stessa ed in particolar modo una narrazione temporale non lineare. Il successo della sua opera prima nel circuito dei festival gli apre le porte per la realizzazione del suo secondo film Memento, tratto da un racconto del fratello scrittore Jonathan con il quale collaborerà spesso in futuro. Il film è già un sunto della sua poetica, un thriller dai forti toni drammatici che racconta la storia di un uomo in cerca di vendetta per l’omicidio della moglie ma che affetto da un terribile deficit alla memoria a breve termine, vive la sua ricerca come un incubo ad occhi aperti. Il montaggio del film è la rappresentazione visiva della mente del protagonista, ogni scena del film è interrotta dopo 15 minuti e riparte con un’altra scena di 15 minuti cronologicamente opposta a quella di prima.

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La sperimentazione narrativa è un successo e Memento riceve due candidature agli Oscar 2002: miglior sceneggiatura originale e miglior montaggio. Nolan è ora un giovane regista ambitissimo. Lo stesso anno infatti, scelto da Steven Soderbergh, dirige il suo terzo film Insomnia, un poliziesco noir, lavorando con due mostri sacri come Al Pacino e Robin Williams. Il definitivo salto verso l’olimpo del cinema arriva però l’anno successivo quando la Warner Brothers lo assume per rilanciare il marchio cinematografico di Batman. Nolan accetta a patto che gli sia concessa carta bianca riguardo l’approccio alla figura del crociato mascherato. Il regista struttura così un Batman più moderno e realistico delle sue precedenti incarnazioni. Il successo che ne segue è spiazzante. La saga composta dai tre capitoli Batman Begins (2005), Il Cavaliere Oscuro (2008) e Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012) riceve il plauso della critica e incassa un totale di quasi 2 miliardi e mezzo di dollari al botteghino. Nel mentre realizza questa trilogia però Nolan continua a creare e nel 2006 fa uscire quello che molti indicano come il suo film più completo: The Prestige, thriller con venature fantascientifiche ambientato nel mondo dell’illusionismo di fine 1800, tratto dall’omonimo romanzo di Cristopher Priest. Di nuovo intriso degli stilemi a lui cari, Nolan manipola ancora la narrazione optando per suddividere la sceneggiatura e la regia in tre atti che sono i tre elementi principali dell’illusione nel film: la promessa, la svolta e il prestigio. Nel 2010 invece scrive e dirige l’action/scifi Inception ambientato in un futuro dove tramite una nuova tecnologia è possibile accedere ai sogni delle persone, aprendo così una porta per la loro mente per rubare segreti o instillare false informazioni. La narrazione si divide su più piani, ognuno caratterizzato dal suo peculiare scorrere del tempo mano a mano che si scende nei livelli più profondi del sogno. Inception riceve 8 candidature agli Oscar, vincendo successivamente 4 statuette. Conclusa la sua esperienza con Batman e sempre forte del grande risultato di Inception, Nolan inaugura una nuova fase della sua carriera dedicandosi alla realizzazione di grandi kolossal. Il primo del 2014 è il discussissimo Interstellar.

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Film di fantascienza basato su un trattato del fisico teorico Kip Thorne circa la possibilità di viaggiare tra vari sistemi solari attraverso un wormhole, il film narra la storia di un gruppo di astronauti partiti per un viaggio dal quale dipende la sopravvivenza dell’umanità. Interstellar ottiene ottimi risultati di vendita, oltre che un oscar per i migliori effetti speciali, ma spacca letteralmente in due le opinioni di pubblico e critica a causa principalmente della complessità dei temi trattati e dal paragone che viene fatto con 2001 – Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Nolan infatti si vede “accusato” di cercare di emulare il leggendario regista americano, oltre che di essere diventato eccessivamente criptico. Anche se tra i due l’unico punto in comune è la massima libertà di lavoro concessagli dalle produzioni, questa diatriba continua anche con l’uscita nel 2017 di Dunkirk. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, il film racconta dell’evacuazione delle truppe inglesi dal villaggio francese di Dunkerque nel maggio del 1940. Il film è strutturato lungo tre linee narrative, ognuna ambientata in un determinato arco temporale: la prima linea comincia sulla terraferma e copre un arco temporale di una settimana; la seconda linea è ambientata in mare e dura un giorno; la terza copre un’ora di tempo e ha luogo nei cieli. Di nuovo il tempo e la sua manipolazione la fanno da padroni. Dunkirk conquista così altri tre premi Oscar e nonostante il plauso della critica non fa cessare le precedenti polemiche mosse al regista inglese. Torniamo al 2020 e a TeneT, che è nato dalla fascinazione che Christopher Nolan ha sviluppato per il quadrato del Sator, iscrizione latina, in forma di quadrato magico. Il mio invito è quello di tornare al cinema per potervi fare una propria opinione sull’ultimo lavoro di un regista che, amato od odiato, poco più che cinquantenne è uno dei cineasti più influenti della nostra epoca e le cui opere non lasciano mai indifferenti.

Fabio Belgrano

 

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E buona lettura.