Un libro senza Speranza

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Perché guariremo dai giorni più duri e a questa politica. 

Ricordate la controversa vicenda del libro del ministro della Salute Roberto Speranza? Quello che, secondo la motivazione ufficiale, è stato ritirato dalla vendita per l’impossibilità del ministro a presentarlo poiché troppo impegnato nella gestione della seconda ondata dei contagi? Bene, sono riuscito a recuperarlo e, dopo averlo letto attentamente, posso affermare che il motivo per cui non sia più acquistabile in libreria è ben diverso rispetto a quanto ci è stato ripetutamente propinato. In realtà, il libro non è uscito onde evitare una colossale figuraccia. Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, la domanda che sorge spontanea è la seguente: ma il ministro dove avrà trovato il tempo, nel bel mezzo di una pandemia, per scrivere questo libro? Speranza lo chiarisce, all’interno della premessa al volume, con fare a tratti “poetico”: “Ho deciso di scrivere nelle ore più drammatiche della tempesta, nelle lunghe notti in cui il sonno mi sfuggiva, perché ero tormentato dalla preoccupazione (…)”. E ancora: “Scrivo nei ritagli di tempo, immerso nel mio lavoro di ministro della Salute”.

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Sarebbe bastata la lettura di queste poche righe per chiudere il libro, ma il coraggio mi ha spinto oltre. Ritengo però di aver commesso un grave errore, poiché la lettura per intero mi ha fatto ammalare. Come? Che avete capito? Non di Covid, ma di umiltà. Infatti nella stragrande maggioranza del libro, Speranza non fa altro che elogiare il suo operato, anche in fase pre-pandemia, e quello dei “compagni” di governo. Domenico Arcuri, allora Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, viene descritto come un manager competente, svelto e determinato. Qualità che, ahinoi, Arcuri non ha dimostrato con i fatti. Basti pensare che con i soldi per il bando delle terapie intensive stanziati dal governo il 14 maggio 2020 l’ex commissario ha pubblicato il bando soltanto il 2 ottobre 2020. Alla faccia della sveltezza. Per non parlare del disastro sulle forniture di mascherine provenienti dalla Cina, pagate a carissimo prezzo – si parla di 72 milioni di euro – e finite oggetto di un’inchiesta che vedrebbe Arcuri stesso indagato per peculato e appropriazione indebita.

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Oppure il flop dei banchi a rotelle, costati la bellezza di 119 milioni di euro, la cui utilità si è dimostrata pari a quella di un ombrello in una giornata di sole. A questo dobbiamo aggiungere il caos sui vaccini, tra dosi, siringhe, medici e infermieri mancanti e la questione della Primule, le strutture per la somministrazione dei vaccini, per le quali sono stati messi in campo 8,5 milioni di euro. Sulle questioni giudiziarie, ovviamente, è bene essere garantisti. Ciò però non toglie che i disastri di Arcuri sono evidenti e il fatto che sia stato sostituito dal generale Francesco Paolo Figliuolo lo conferma. Non può mancare, poi, la celebrazione dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Lucido e fermo senza cedere a impulsi emotivi, Giuseppe ha fatto un lavoro davvero straordinario mettendo sempre davanti a tutto l’interesse del Paese”.

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Anche in questo caso, ritengo sia necessario ricordare al ministro Speranza quando Conte sfruttò una delle ormai celeberrime conferenze stampa per attaccare l’opposizione di allora (Salvini e Meloni), mettendo davanti il proprio interesse a quello del Paese che necessitava di maggiori informazioni sulla situazione emergenziale. Ma gli elogi ai “compagni” – ho citato Arcuri e Conte, ma la lista è molto più lunga – non sono casuali. Servono, infatti, ad introdurre la menzogna su cui si fonda l’intero libro, ossia il fatto che il Paese abbia retto bene alla pandemia. Siete curiosi di sapere il perché? Speranza ci fornisce due motivazioni. Motivazione numero uno: abbiamo retto “perché abbiamo sospeso larga parte delle attività ordinarie e delle prestazioni non urgenti (…)”. Riflettiamo sull’ultima espressione: “prestazioni non urgenti”. Nel corso di questo “aspirante Premio Pulitzer”, il ministro farà più volte ricorso ad espressioni simili, le cosiddette “attività non essenziali”.

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Ma come ci si può arrogare il diritto di stabilire che cosa sia essenziale per gli altri. Faccio un esempio. Per me, frequentatore di bar, il bar non è un’attività essenziale. Posso anche farne a meno. Lo stesso discorso, però, non vale per i proprietari, i quali grazie alla loro attività riescono ad arrivare alla fine del mese. Per loro eccome se il bar è un’attività essenziale. Ma pare che, nelle sue “articolate” analisi, Speranza abbia tralasciato questo ragionamento. Motivazione numero due: abbiamo retto “perché in un tempo miracolosamente breve siamo riusciti a moltiplicare i posti letto in terapia intensiva, fino a raddoppiarli (…)”. Falso. Questo perché, come citato precedentemente, il bando per i posti letto delle terapie intensive verrà pubblicato da Arcuri con estremo ritardo. Con il libro – uscito regolarmente il 22 ottobre 2020 – ancora in commercio, il bando sarebbe risultato pubblicato da una ventina di giorni.

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Quindi, avendo Speranza scritto il libro molto tempo prima della pubblicazione del bando, come ha potuto affermare che i posti letto di terapia intensiva erano già stati creati? Questo è il reale motivo per cui il libro è stato ritirato dal commercio, perché – se fosse rimasto sugli scaffali – sarebbe risultato fuori luogo e anacronistico, in quanto le strampalate analisi contenute al suo interno sarebbero state smentite dal corso degli eventi. Infatti, destino ha voluto che l’uscita del volume coincidesse con lo scoppio della seconda ondata. Quindi tutte le analisi che facevano riferimento al cosiddetto “modello Italia”, al fatto che il Paese avesse retto bene, sarebbero andate a farsi benedire. L’Italia non ha retto bene per nulla tanto che, ad oggi, siamo il secondo Paese europeo con il maggior numero di decessi (116mila). Questo volume, completamente autoreferenziale, si presenta come pura propaganda politica. Speranza infatti, oltre a spiegarci perché l’Italia ha retto bene, mette in evidenza tutto il suo astio, tramutatosi in ossessione, nei confronti del liberismo economico. Ci fa la solita morale sul fatto che l’aver concesso troppa libertà al mercato abbia generato effetti negativi sulla società.

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Ma questa sua visione già la conoscevamo. D’altronde, il ministro fa parte di quella tradizione politica che crede alla formula “più Stato” in tutto, anche nel mercato. Da questo punto di vista si trova in perfetta sintonia con l’ex Commissario Arcuri, colui che aveva annunciato il calmieramento dei prezzi delle mascherine a cinquanta centesimi (poi mai avvenuto), ribadendo quel concetto parasovietico secondo cui, in regime di scarsità, il prezzo di un bene debba essere fissato per legge dallo Stato. Celebre l’espressione “liberisti da cocktail”, pronunciata da Arcuri in riferimento a chi, come me, crede che il prezzo dei beni debba farlo il mercato e non lo Stato. Un altro concetto ribadito più volte all’interno del volume è quello della trasparenza (sarebbe meglio dire “trasperanza” visto che il ministro, per come si descrive, sembra quasi incarnarla). Sì, è vero, ci hanno inondato di numeri, principalmente di quelli dei morti e dei contagiati. Hanno però tenuto nascoste le soluzioni proposte dai verbali del Cts. Se oggi li conosciamo dobbiamo ringraziare la fondazione Einaudi, che è riuscita a vincere davanti al Tar il ricorso sul diritto a consultarli.

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Questa è la realtà. Poi Speranza parla anche di un’Europa unita che, a detta del ministro, ci stanzierà quei 200 miliardi che ancora nessuno ha visto. Parla di Recovery Fund, ma mai di Mes. Certo, l’alleanza di governo di allora – divisa profondamente su questo tema – non consente di citare il Fondo salva Stati. Ma il Mes non è il solo tema che manca all’appello. Manca, infatti, un capitolo sul perché il Conte bis non abbia mai coinvolto l’opposizione nelle scelte. Non basta farlo a parole (sebbene Speranza descriva un’opposizione distante e animata da interessi particolari). Manca un capitolo che parli di quando, prima dell’esplosione della pandemia, i governatori del Nord supplicavano di poter evitare la scuola ai ragazzini che venivano dalla Cina. Vennero etichettati come “razzisti” e venne coniato l’hashtag “abbraccia un cinese”, con tanto di visita di Mattarella ad una scuola multietnica per sensibilizzare il tema della discriminazione razziale. Potrei andare avanti all’infinito, ma rischierei di andare fuori tema. Un intero capitolo del libro viene poi dedicato alla democrazia. Nello specifico al quesito che ha scosso – e continua tutt’oggi a scuotere – la scena politica italiana dall’inizio della pandemia, ossia se sia giusto limitare alcune libertà per la tutela della salute.

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Si tratta di un tema estremamente complesso al quale non è semplice dare una risposta. Personalmente ritengo sia giusto, ma c’è un “ma” enorme. Tutto deve avere un senso logico. Ogni singola limitazione deve essere spiegata e, soprattutto, deve ricollegarsi al tema della tutela della salute. Il Conte bis invece, contrariamente a quanto sostenuto da Speranza, ci ha privato di alcune libertà fondamentali in modo ingiustificato, andando anche oltre la questione della tutela sanitaria (modus operandi, ad oggi, adottato anche dal governo Draghi). Non basta citare spasmodicamente la Costituzione, come avviene più volte nel libro, per rispettarla. Ecco perché ritengo sia corretto parlare di “dittatura sanitaria”, espressione iperbolica – ma neanche tanto – che Speranza fatica a pronunciare. Per il “pandemicamente corretto”, però, fare ragionamenti di questo tipo significa essere “negazionisti”, termine il cui abuso ha raggiunto livelli di ignoranza assurdi. Ritengo sia poi necessario soffermarsi su un altro capitolo, intitolato “Resistenza”. Già il nome è tutto un programma. Ma, credetemi, quello che vi sto per rivelare ha dell’incredibile.

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In questo capitolo emerge un ministro affranto, a tratti piagnucolante, che soffre in ufficio per non poter festeggiare il 25 aprile. Non si commuove per i 35mila morti di allora, ma per Mattarella all’Altare della Patria. Incredibile. Tra l’altro, non una parola sui ridicoli “assembramenti” di quella giornata che furono irrispettosi nei confronti di tutti gli italiani chiusi in casa da più di due mesi. Ma si sa, la pandemia ha evidenziato “assembramenti” di serie A e “assembramenti” si serie B. Tragicomico poi, se pensiamo a come si è sviluppato il tutto, il capitolo intitolato “La corsa per il vaccino”. Ciò che emerge dal futuro “best seller” dell’esponente di Leu è una vera e propria “Alleanza per il vaccino”, un accordo formale sottoscritto da Speranza con i ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, che avrebbe dovuto mettere a disposizione 400 milioni di dosi per l’Europa. Il vaccino in questione è quello di AstraZeneca, casa farmaceutica allora nella fase più avanzata, con la quale viene firmata l’intesa il 12 giugno 2020.

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Il giorno successivo, quello di apertura degli Stati Generali a Villa Pamphili, Speranza presenta i dettagli dell’accordo appena sottoscritto. Da notare la grande “umiltà” con cui descrive la reazione dei ministri ospiti alla kermesse: “Quando finisco la presentazione scatta un applauso spontaneo da parte di tutti i miei colleghi ministri. Tanto lavoro sottotraccia sta iniziando a produrre i suoi frutti”. Peccato che la storia ci dirà tutt’altro. Infatti l’Ue si è dimostrata incapace sia sul piano politico che su quello sanitario: le istituzioni europee hanno sottoscritto con le case farmaceutiche contratti capestro, che non sono riusciti a far rispettare e che non hanno assicurato agli Stati le dosi concordate e pagate. Al disastro dell’Europa – tanto incensata da Speranza nel libro – sulle trattative, però, si sono aggiunti lo stop nella somministrazione del vaccino di AstraZeneca ed una campagna vaccinale mal strutturata. Infatti, a differenza degli altri Paesi europei, il Piano vaccinale deciso dal governo allora presieduto da Giuseppe Conte non ha utilizzato esclusivamente il criterio anagrafico. Oltre ai residenti delle Rsa e agli 80enni, si è data priorità di vaccinazione ad insegnanti, operatori sanitari (tra cui sono stati fatti rientrare anche le segretarie o i dirigenti), avvocati e membri delle forze dell’ordine: si è scelto di proseguire per categorie di lavoratori.

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Questa decisione ha portato all’attuale paradosso che la popolazione tra i 20 e i 39 anni abbia ricevuto più vaccini, sia in termini relativi che assoluti, rispetto alla popolazione tra i 70 e i 79 anni (quella che, insieme agli over 80 e alle persone affette da una o più patologie, avrebbe dovuto avere una maggiore tutela). A seguito di questo scellerato Piano, poi adottato anche dal governo Draghi, l’Italia ha vaccinato con il richiamo soltanto il 39% degli over 80 (report aggiornato al 10 aprile 2021). Dati che cozzano completamente con la sicurezza e la positività che traspaiono leggendo il capitolo del libro di Speranza, in cui emerge un’Italia con un piano vaccinale chiaro e ben strutturato. Non mancano poi le stoccate del ministro a Gran Bretagna, malvista perché fuori dall’Ue, e Stati Uniti, che nel decidere di muoversi autonomamente per la produzione di un vaccino avrebbero manifestato un pericoloso spirito sovranista fondato sul “prima gli americani” (chissà, magari adesso che Trump non è più presidente potrebbe aver cambiato idea). Peccato che questi due Paesi, tanto bistrattati da Speranza, siano tra quelli più avanti nelle vaccinazioni.

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Addirittura in Gran Bretagna, a partire dal 12 aprile 2021, hanno riaperto alcuni negozi, i parrucchieri, le palestre, i pub e i ristoranti (seppur con il servizio limitato all’aperto). Arriviamo così all’epilogo del volume, intitolato “Il ritorno della sinistra”. Si tratta della parte del libro in cui la propaganda politica, spalmata qua e là nei capitoli precedenti, trova la massima espressione. E lo si capisce sin dall’inizio: “Sono convinto che abbiamo un’opportunità unica per radicare una nuova idea della sinistra, basata su un impegno di cui tutti riconoscono la necessità: difendere e rilanciare i beni pubblici fondamentali, a partire dalla tutela della salute, dal valore dell’istruzione e dalla difesa dell’ambiente”. Segue poi la demonizzazione dell’avversario politico, che avviene con una disonestà intellettuale non indifferente: “La risposta della destra (…) individua nel diverso, nell’altro (magari col colore della pelle più scuro) un nemico responsabile e alza la bandiera dell’identità nazionale come un muro (…)”. Quanta pochezza. Avrei preferito delle critiche costruttive, invece è scaduto nella retorica trita e ritrita della destra “cattiva” e “razzista”. Speranza conclude poi il libro, che ricordo essere sulla pandemia, ribadendo questa sua nuova idea di sinistra: “Noi dobbiamo coltivare un nuovo grande campo che parta dalla difesa dei valori della nostra Costituzione, del lavoro e dei beni pubblici fondamentali”. Questa è la recensione di “Perché guariremo”, il libro di Speranza, o per meglio dire, senza speranza.

 Domenico Caridi

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E buona lettura.