Una brigatista tra le «grandi donne trentine».

Tra le “trentatrè trentine” da ricordare c’è anche Margherita “Mara” Cagol, la brigatista (moglie di Renato Curcio) morta in conflitto a fuoco nel 1975.

 

E mentre il libro di Giorgia Meloni è boicottato da una libraia romana, a Trento è stato presentato un volume dal titolo «Trentatrè trentine» su iniziativa della “Commissione provinciale Pari Opportunità tra donna e uomo”.
Trentatrè donne che hanno fatto la storia nelle arti, nelle scienze e nella società, nate in Trentino o che hanno attraversato nei secoli la provincia di Trento, come Margherita Boninsegna che visse nel XIII secolo fino a Paola de Manincor. Tra queste è stata inserita anche Margherita “Mara” Cagol, storica compagna di Renato Curcio (che con lui ha fondato le Brigate rosse), uccisa 5 giugno 1975 in un conflitto a fuoco con i carabinieri.
Cagol partecipò al rapimento del giudice Sossi, liberò col mitra in pugno il marito Renato Curcio detenuto nel carcere di Casale Monferrato, guidò il commando che -per autofinanziarsi- sequestrò l’industriale Vittorio Vallarino-Gancia, lo rinchiuse in una cascina ad Acqui Terme e ne diventò la guardiana.
Nella sezione ad essa dedicata si legge nel volume viene descritta la «drammatica figura di Mara Cagol, la brigatista morta in conflitto a fuoco nel ’75. […] Abbiamo scelto di riportare anche questa figura per sottolineare che la forza delle donne può anche essere distruttiva se non è ispirata a valori quali la convivenza pacifica e la non violenza».
Il lavoro storico è stato curato da Giorgia Decarli e dal “Centro studi interdisciplinari di Genere – Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento”.
Durissimo il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, che chiede il ritiro immediato del volume. Tra l’altro l’uscita del libro ha coinciso con la data dell’assassinio di Aldo Moro (e di Peppino Impastato) e – come fa notare Urzì – «costituisce una offesa a tutte le donne che con la loro tenacia, il loro sacrificio, la loro passione, la loro intelligenza si sono meritate gli onori delle cronache e della vita».
Polemiche anche da sinistra: «Si poteva evitare di dare questo tipo di esempio alle future generazioni e fare molta più attenzione ad educare i bambini alla storia e chi davvero ha combattuto per essa» commenta sui social l’attivista del Pd Vittoria De Felice.

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