«Guerra al pensiero bianco»

L’ex campione francese Thuram e il Parma contro razzismo e discriminazioni.

La lotta alle discriminazioni e al razzismo è irrinunciabile ma per paradosso ha creato vera e propria “guerra identitaria” fra gruppi etnici, culturali e fra minoranze, che ottiene un effetto contrario. Fanno riflettere, in tal senso, le parole pronunciate dal campione francese Lilian Thuram in un’intervista concessa a “La Repubblica” nella quale parla apertamente di lotta al “Pensiero bianco“, che è anche il titolo anche del suo ultimo libro.
Thuram è stato intervistato in occasione del match del Parma contro il Sassuolo, nel quale l’ex squadra del campione francese indosserà, una maglietta contro ogni discriminazione e a favore di “Black Lives Matter”.
Il razzismo di oggi, sottolinea Thuram, «è una trappola, è un’ideologia politica per giustificare e rendere accettabile la cristallizzazione di una gerarchia, una costruzione voluta da una minoranza avida della società per sfruttare altra gente». Il problema è che per combattere razzismo e discriminazioni, non si può parlare di pensiero bianco, come se il razzismo fosse intrinseco nella maggioranza delle persone non di colore, rischiando di dare vita a una crociata ideologica che si basa sulla politica identitaria e sul colore della pelle come fa notare Robert Huges ne «La cultura del piagnisteo» (Adelphi): «Il commercio degli schiavi africani, la tratta dei neri, fu un’invenzione sviluppata dai mercanti arabi con l’entusiastica collaborazione dei loro colleghi neri, e istituzionalizzata con la più spietata brutalità secoli prima che l’uomo bianco mettesse piede sul continente africano e continuò poi a lungo dopo che nel Nord America il mercato degli schiavi era stato finalmente soppresso».
Lotta al razzismo e alle discriminazioni sì, ma senza cedere ai pericoli dell’identity politics.

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