Elisabetta Canalis coraggiosamente contro il politically correct

«C’è il terrore di essere bollati come misogini, omofobi o razzisti»

Elisabetta Canalis, scende in campo contro il “politically correct”.
L’ispirazione è nata da un articolo pubblicato su Dagospia a firma di Roberto D’Agostino, in cui il giornalista ha affrontato il delicato tema della censura buonista.
Niente foto con il palmo della mano pasticciato col pennarello a favore del ddl Zan, neppure opinioni prêt à porter che fa sempre comodo sbandierare nell’iperconformista showbiz planetario.
La Canalis ha invece scelto le “Instagram stories” per una riflessione su una società condizionata dal “pensiero unico, che ci censura “per il terrore di essere bollati come misogini, omofobi o razzisti”.
Per la splendida ex Velina sassarese, che da anni vive a Los Angeles, dove ha sposato il chirurgo americano Brian Perry e da cui nel 2015 ha avuto la figlia Skyler Eva, il “politicamente corretto” non sta affatto avendo un effetto positivo.
«Penso che la direzione che stiamo prendendo è quella del dovere esprimere un pensiero a senso unico, censurando e censurandoci per il terrore di essere bollati come misogini, omofobi o razzisti. c’è qualcuno che ci impone cosa sia giusto o sbagliato, minando così la nostra libertà di espressione. Vedo con preoccupazione persone completamente fuori di testa che ci impongono via social cosa sia giusto o sbagliato, cosa dobbiamo dire o cosa non dobbiamo, tutto in nome dell’uguaglianza o dei pari diritti».
La Canalis si rivolge anche all’Unione Europea: «L’Europa non deve omologarsi alle follie del politically correct che si vedono sempre più spesso altrove, anche perché a livello di diritti umani e di umanità in generale abbiamo tanto da insegnare a molte nazioni».
«Spero che la nostra vecchia Europa, con le sue radici e la sua storia, riesca a salvarsi da questa ondata di follia in arrivo, che divide le persone invece che unirle, fomentando un bullismo collettivo, spacciato per difesa dei diritti delle minoranze, che hanno le loro idee e le loro sfumature ideologiche e che non vogliono essere messe tutte sotto lo stesso cappello».
«Forse la differenza – conclude il suo sfogo la Canalis – la farà chi di noi ragionerà con la propria testa, senza farsi intimorire dai “buonisti” e dai “cattivisti”»

 

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