Carola Rackete dopo l’archiviazione: «La lotta continua»

Ma il procuratore Patronaggio ammette di avere qualche dubbio

Così la comandante della “Sea Watch 3” non andrà a processo per resistenza a pubblico ufficiale e violenza contro una nave da guerra.
Nel giugno del 2019, forzò l’ingresso al porto di Lampedusa urtando una motovedetta della Guardia di Finanza.
Sul proprio profilo Twitter, dopo l’avvenuta archiviazione, la Rackete ha sostenuto che la missione di salvataggio dell’Ong «ha significato usare privilegi come il passaporto europeo o l’istruzione gratuita per riuscire ad essere solidali con tutte quelle persone che intendono contrastare e lottare contro quelle strutture che esercitano un potere razzista e che mantengono le ingiustizie senza cambiarle».
E ha lanciato poi un avvertimento chiaro: «Questa lotta è lontana dalla fine e tutti noi dovremmo farne parte».
Secondo Alessandra Vella, giudice per le indagini preliminari di Agrigento, quella motovedetta non era una nave da guerra, come invece prevede il reato inserito all’art. 1100 del Codice della navigazione.
Tra le motivazioni, si legge, «la configurabilità della causa di giustificazione di cui all’articolo 51 C.P., avendo l’indagata posto in essere le condotte contestate in presenza di scriminante dell’adempimento del dovere di soccorso in mare di profughi».
Ma è stato poi lo stesso Luigi Patronaggio, capo della procura agrigentina ad ammettere l’esistenza di alcuni dubbi: «Ci siamo adeguati alle indicazioni della Corte di Cassazione che aveva confermato l’annullamento dell’arresto – ha spiegato all’AdnKronos – Pur avendo qualche perplessità sul bilanciamento dei beni giuridici in gioco».

L’Universale è un giornale gratuito. Se vuoi sostenerlo con una piccola donazione clicca qui.

Acquista la rivista in formato cartaceo cliccando qui.
Acquista la rivista in formato Kindle cliccando qui