Coprifuoco sì, coprifuoco NO

Il governo Draghi ha prorogato il coprifuoco di un altro mese, infrangendo le speranze di milioni di italiani che auspicavano un’abolizione immediata. Ma siamo sicuri che questa misura sia indispensabile – come sostengono alcuni – per contrastare la pandemia? 

Nell’ultimo decreto legge Covid, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio 2021, il governo Draghi ha inserito il tanto atteso cronoprogramma sul coprifuoco: a partire dal 19 maggio è slittato alle 23, dal 7 giugno passerà alle 24, per poi essere abolito definitivamente dal 21 giugno. Una decisione scellerata che costringe gli italiani ad un ulteriore mese di arresti domiciliari notturni. Tuttavia non tutti la pensano così. C’è, infatti, chi ritiene il coprifuoco una misura fondamentale per limitare le liber… ehm contrastare la pandemia; Lucia Bisceglia, presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia, lo ha definito “un deterrente che introduce a livello psicologico un segnale d’allerta”. Sulla falsa riga la dichiarazione di Massimo Galli, l’infettivologo sessantottino con il cuore a sinistra, che ha definito il coprifuoco “un disincentivo alla gente per muoversi la sera” in virtù del “tanto gli spostamenti serali sono superflui”. Un linguaggio, quello utilizzato dai due esperti, da Germania dell’Est o, peggio ancora, da Unione Sovietica. Parole di chi ha da tempo perso il contatto con la realtà. Inoltre, come avrete notato, in entrambe le dichiarazioni non si fa mai riferimento a dati scientifici che attestino l’efficacia del coprifuoco. Questo perché non esistono. Infatti, uno studio della Oxford University ha dimostrato che “non c’è alcuna evidenza scientifica che il coprifuoco possa rallentare il contagio”. A questo si aggiunge un altro dato rilevante: solo 1 contagio su 1000 – lo 0,1% – avviene all’aperto (HPCS, The Irish Times). Pertanto, il coprifuoco è una misura illogica che non ha nulla a che vedere con la lotta al Covid-19. E non lo dico io ma la scienza (quella vera). Allora alcuni quesiti sorgono spontanei: se il coprifuoco non ha alcuna evidenza scientifica, in base a che cosa è stato concepito questo cronoprogramma? Perché prorogare l’agonia degli italiani di un altro mese? E, soprattutto, perché non abolire immediatamente questa folle misura (anche perché, come evidenziato dalla Coldiretti, l’eliminazione immediata del coprifuoco avrebbe determinato una crescita del fatturato nell’ordine dei 3,5 miliardi)?

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Ma l’assenza di un’evidenza scientifica non è l’unico elemento che rende il coprifuoco una misura illogica. Ce ne sono infatti altri due, molto più pratici, che anche un bambino sarebbe in grado di cogliere. Il primo fa riferimento al fatto che ridurre il numero di ore in cui le persone possono riunirsi fuori di casa non fa altro che aumentare la concentrazione delle stesse nell’arco di tempo in cui è “consentito” circolare liberamente. Il secondo riguarda invece il fatto che il coprifuoco, essendo una misura fortemente proibizionistica, diviene un incentivo alla clandestinità degli incontri, soprattutto tra i giovani. Incontri che, ovviamente, anziché avvenire all’aperto, dove il rischio di contagio – come sottolineato in precedenza – è praticamente pari a zero, si realizzano rigorosamente al chiuso, dove la probabilità di contagio è decisamente più alta. Un altro aspetto poi da tenere in considerazione è quello relativo ai danni economici, oltre che psicologici, che il coprifuoco prorogato di un altro mese molto probabilmente farà (più di quanto non ne abbia già fatti). Ad esempio, i locali che della movida notturna hanno sempre fatto la loro ragione di vita, specialmente ora che si avvicina la bella stagione, potrebbero essere costretti a chiudere i battenti (non tutti dispongono di risorse economiche a sufficienza per reggere fino al 21 giugno). Inoltre il coprifuoco è anche una misura incostituzionale in quanto lesiva di alcune libertà fondamentali; tuttavia, ad oggi, non possiamo affermarlo in senso stretto, dato che la Corte Costituzionale non si è mai pronunciata in merito. Possiamo, anzi, dobbiamo però farlo notare.

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Un segnale di speranza in tal senso è arrivato, qualche tempo fa, dal giudice di pace di Camerino, nelle Marche, che ha riconosciuto la validità della difesa, eliminando la sanzione applicata ad un ragazzo “colpevole” di aver violato il coprifuoco per andare a trovare la fidanzata. Una multa di 533 euro, con la possibilità di ridurla a 373; nonostante ciò, il giovane ha preferito andare in tribunale, facendosi assistere da un amico studente al secondo anno di Giurisprudenza (il codice di procedura civile lo consente). “Ho fondato il ricorso”, ha spiegato l’avvocato-non-ancora-avvocato, “sull’incostituzionalità del coprifuoco, trattandosi di una misura restrittiva della libertà personale. Nel nostro ordinamento giuridico, l’obbligo di permanenza domiciliare è una sanzione di tipo penale e solo il giudice con atto motivato può disporla. Pertanto, è incostituzionale disporre un coprifuoco attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che è un atto amministrativo gerarchicamente inferiore alla legge, e lo sarebbe anche se fosse disposto con un atto avente forza di legge”. Argomenti che hanno convinto il giudice di pace del Maceratese, che non ha soltanto annullato la multa, ma ha anche condannato la Prefettura, in quanto rappresentante del governo in provincia, a pagare le spese processuali. Il coprifuoco, però, non implica soltanto la limitazione della libertà personale, come giustamente fatto notare nel ricorso sopracitato, ma anche della libertà di circolazione. L’articolo 16 della Costituzione precisa che tale libertà può essere limitata per legge e “in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Dunque, la limitazione dettata dal coprifuoco sembrerebbe lecita. Peccato che la sentenza n.2/1956 della Corte Costituzionale abbia interpretato la locuzione “in via generale” escludendo espressamente pandemie o pubbliche calamità. Ergo, stando alla Costituzione, una pandemia non è un motivo sufficiente per giustificare un coprifuoco. Il governo potrebbe imporlo solo se venisse dichiarato “lo stato di guerra”, grazie ai poteri che gli verrebbero conferiti dall’articolo 78 della Costituzione. Il Parlamento ha mai votato una dichiarazione di guerra negli ultimi quattordici mesi? Non mi pare. Questo e tutti gli aspetti analizzati precedentemente portano ad unica conclusione: il coprifuoco è una misura inutile, simbolo di quell’illogicità illiberale che caratterizza il governo – Conte prima e Draghi poi – dall’inizio della pandemia.

Domenico Caridi

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