Funivia Stresa-Mottarone, tre fermi tra cui il gestore dell’impianto

Gli inquirenti: “È stato un gesto materialmente consapevole dettato da ragioni economiche. L’impianto avrebbe dovuto restare fermo”.

Svolta nelle indagini sull’incidente della funivia Stresa-Mottarone, nel quale sono morte 14 persone. Questa notte la procura di Verbania ha fermato tre persone. Si tratta di Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l’impianto, Enrico Perocchio, ingegnere direttore del servizio e il capo servizio, Gabriele Tadino. I tre hanno “ammesso” le proprie responsabilità. Lo afferma il comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, tenente colonnello Alberto Cicognani. Gli interrogatori si sono conclusi verso le 4. E sono emersi “gravi indizi di colpevolezza”. Gli inquirenti sono convinti che è stato “un gesto materialmente consapevole dettato da ragioni economiche. L’impianto avrebbe dovuto restare fermo”. A riferirlo è il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, spiegando che sulla cabina precipitata è stata inserito il cosiddetto “forchettone”, ovvero il dispositivo che consente di disattivare il freno, e non è stato più rimosso. Cambiata anche l’ipotesi di reato: all’omicidio colposo si è aggiunto l’articolo 437 del codice penale, che punisce con una condanna fino a dieci anni la rimozione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, aggravate se da quel fatto deriva un disastro. Nelle prossime ore a carico dei tre fermati sarà chiesta la convalida del fermo e l’applicazione di una misura cautelare. La Procura di Verbania si è riservata inoltre “di valutare eventuali posizioni di altre persone”. A partire da mercoledì “cercheremo di verificare, con riscontri di carattere più specifico, quello che ci è stato riferito”, ha affermato il procuratore Bossi.

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