«L’Espresso» sbugiarda Fedez.

Il paladino della “libera espressione” non può parlare di banche e assicurazioni.

«Io sul palco dico quello che mi pare…» urlò il prode rapper ergendosi a paladino della libertà di espressione accusando la RAI – in una telefonata (privata) abilmente tagliata e ricucita e resa pubblica – di aver tentato di mettergli il bavaglio.
Ma a fare i paladini dei diritti si corre il rischio che qualcuno si diverta a “fargli le pulci” e cercare eventuali scheletri nell’armadio per verificare se il pulpito da cui predica sia adatto.
Ecco quindi che “l’Espresso” arriva a mettere le mani su documenti e prove certe che rivelino che  «Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, per i suoi affari ha accettato volentieri la censura» sulle banche e sulle assicurazioni. Ohibò!
Pare che il gruppo finanziario BE che gestisce la sua immagine gli abbia imposto di non «rilasciare dichiarazioni inerenti al settore bancario e assicurativo che cagionino un danno alla società».
Il gruppo “Be”, azionisti di maggioranza e finanziatori di “Doom”, società amministrata da Annamaria Berrinzaghi madre del rapper, avrebbe imposto questo bavaglio che Fedez ha accettato con piacere visto che in soli otto mesi avrebbe già fatto incassare a Fedez ben 8 milioni €, di cui un milione arrivato da Mastercard. Proventi che dovrebbero raddoppiare quest’anno grazie a clienti come Banca Intesa, Unicredit, Credit Agricolé, Foodspring (prodotti per diete), il più volte citato Layla (smalto) ed Hellobody (cura pelle e capelli).
È più facile tuonare contro l’omotransfobia o il razzismo dal palco del Concertone del Primo Maggio più difficile criticare le politiche sindacali e fiscali di Amazon dopo gli 800.000€ pagati a Fedez come “ambasciatore” della multinazionale di Jeff Bezos, ha già avviato la produzione del documentario «The Ferragnez» che riprende la famigliola 24 ore su 24.
La libertà di espressione, se esercitata realmente, si paga, come la sta pagando Assange.

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