Un monumento alle donne fa scalpore.

Rappresenta una giovane donna con l’aspirapolvere.

Da qualche giorno in piazza Mastai nel quartiere Trastevere è apparso un “monumento alle donne” che fa discutere. Raffigura una ragazza che passa l’aspirapolvere.
Le reazioni sono differenti: «L’effetto è inquietante -afferma una signora sulla cinquantina- questa è la rappresentazione di un vecchio stereotipo, secondo cui le donne sono sempre essere associate alla cura della casa o dei figli». «Che c’è di male a tenere in mano un’aspirapolvere? Io lo faccio da una vita eppure mi sento una donna realizzata, il vero problema è che oggi non siamo più libere nemmeno di scegliere di stare a casa perché tirare avanti con un solo stipendio è impossibile», risponde una signora sulla settantina. «Io per due anni ho scelto di fare la casalinga – racconta una giovane signora– ma è chiaro che questo non deve essere un obbligo».
Dietro questo evento che fa discutere c’è Schwarzkopf, una celebre marca di prodotti per capelli che ha lanciato la campagna in diverse città italiane per accendere i riflettori sugli effetti nefasti della pandemia sull’emancipazione femminile.

Con il lockdown, ricorda l’azienda, «molte donne hanno dovuto abbandonare il posto di lavoro per tornare a occuparsi esclusivamente di questioni domestiche […] Non ci sarebbe nulla di male, se si trattasse di una libera scelta, ma per molte così non è stato» denuncia il brand che ha anche indetto un concorso per premiare l’imprenditoria rosa.
Nel 2020, secondo un recente  report di Save the Children, 249mila donne hanno perso il lavoro e di queste 96mila sono mamme con figli minori.
Ultimamente, proprio su questo argomento hanno sollevato clamore le parole del senatore leghista Simone Pillon che in un post sui social ha scritto «È naturale che le ragazze siano portate verso alcune professioni e i ragazzi verso altre». E la notizia di Samantha Cristoforetti, nominata comandante della missione “Expedition 68” che porterà l’astronauta italiana e i colleghi della Nasa, Kjell Lindgren e Bob Hines, sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2022, paradossalmente ne è una conferma: se fossimo abituati che una donna comandi una stazione spaziale, questa notizia non avrebbe avuto lo spazio che ha avuto sui media!

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