Kamala Harris, prima donna che parla alla Us Navy.

In uno scenario geopolitico delicato ha parlato di ambiente e pandemia

La vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, è la prima donna (per giunta non Wasp) ad aver pronunciato il discorso per i cadetti dell’Us Naval Academy ovvero l’Accademia della Marina Militare Americana, simbolo di un mondo in rapido cambiamento, di una “New America” che ha nella sua vicepresidente un’immagine inclusiva e paritaria.
L’attenzione dei media si è subito focalizzata sul soggetto, cioè su Kamala Harris, meno sul messaggio, oscurato dall’idea che a pronunciarlo fosse una donna.
Una scelta estremamente “politicamente corretta”, frutto di quel modo di pensare che si concentra sul “chi” e meno sul “cosa”.
Il discorso di Harris è stato il trionfo della retorica democratica. E mentre tutto il mondo oggi appare una grande scacchiera in cui potenze mondiale e regionali si contendono il dominio sul mare (e quindi sulla terraferma), mentre la Uss Reagan passerà dal Pacifico al Golfo Persico per supportare il ritiro delle truppe USA in Afghanistan, mentre le navi della Marina americana sono inviate in ogni parte del mondo per controllare un impero che sta evidentemente riscontrando delle serie difficoltà nel mantenimento del suo potere, mentre c’è una Cina in forte ascesa come potenza navale e una Russia che è rientrata prepotentemente in partita con armi all’avanguardia, per Kamala Harris il vero problema è avere una Marina a emissioni zero, il cambiamento climatico, i diritti, la pandemia e gli hackers. E mentre negli oceani passano sottomarini nucleari e navi per l’intelligence con i più moderni missili, la vicepresidente USA ha in mente solo una cosa: pannelli solari e pandemia…
Un messaggio completamente estraneo alla storia della Marina americana ma anche agli obiettivi strategici della forza navale Usa, che oggi si trova al centro di una delle più importanti sfide dei nostri tempi, ovvero quella tra Washington e Pechino.

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