Piazze vuote e arresti: Pechino cancella il ricordo di Tienanmen

Il 4 giugno 1989 la Cina mandò i carri armati a schiacciare la protesta di piazza Tienanmen massacrando migliaia di dimostranti inermi.

Ieri – complici le leggi speciali sulla sicurezza imposte l’anno scorso e il dispiegamento di 7mila poliziotti appoggiati da blindati e cannoni ad acqua – le autorità cinesi di fatto hanno impedito e bloccato qualsiasi manifestazioni in ricordo di quella strage.
Seppur con difficoltà sempre più evidenti, Hong Kong e Macao,  sono state le uniche città cinesi a poter ricordare l’anniversario di quel massacro con veglie e celebrazioni a lume di candela.
Ora l’ennesimo giro di vite ha cancellato di fatto le rievocazioni svuotando quella Victoria Square nel cuore commerciale di Hong Kong dove per 31 anni si erano dati appuntamento migliaia di cinesi.
La prima a farne le spese è stata la 36enne avvocatessa Chow Hang Tung bloccata dalla polizia sotto il suo studio e fatta salire su un’automobile dai vetri oscurati.
Il suo era un arresto annunciato. «Sono già nel mirino per aver collaborato all’organizzazione del ricordo a lume di candela dello scorso anno. Se continuerò a battermi per la democrazia a Hong Kong e in Cina verranno a prendere anche me… è quasi scontato» aveva avvertito, giorni fa ricordando la sorte dei suoi due colleghi Lee Cheuk-yan e Albert Ho arrestati durante le commemorazioni del 2019 e mai tornati in libertà.
Nelle ore successive l’arresto di Hang Tung la polizia ha sigillato Victoria Square minacciando di arrestare chiunque sostasse nella piazza.

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