Giovanni Brusca, ex boss di Cosa Nostra torna in libertà dopo 25 anni di reclusione

Nella sua carriera criminale ha commesso circa 150 omicidi

Giovanni Brusca detto “u verru” ovvero “il porco”, l’attentatore della strage di Capaci, il mandatario di quella in via D’Amelio, l’assassino del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio 13enne del pentito mafioso Santino, strangolato e poi sciolto nell’acido, oltre più di 150 omicidi ora dopo 25 anni di reclusione è in libertà!
«Non ricordo i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, ma meno di duecento», rivelò a Saverio Lodato, autore del libro «Ho ucciso Falcone» (Mondadori).
Noto anche come “scannacristiani” per la ferocia con cui aggrediva le vittime.
Brusca diresse la fase esecutiva della strage di Capaci, occupandosi del reperimento dell’esplosivo. Fu lui ad azionare personalmente il telecomando che provocò l’esplosione della bomba contenente circa 1000 chili di tritolo piazzata nello scolo sotto la superficie dell’autostrada per Capaci.
Brusca dichiarò di non aver partecipato fisicamente alla “strage di via d’Amelio”, del 19 luglio 1992 in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta, ma di essere stato uno dei mandanti perché a conoscenza di tutti i progetti di morte di Cosa Nostra per l’anno 1992.
«Perché le più alte cariche dello Stato sono venute a Palermo a commemorare Giovanni Falcone, mio marito, se poi la scelta già si sapeva che era questa – ha commentato ai microfoni di LaPresse Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, capo dello scorta di Giovanni Falcone – Sento dire che ha dato un grande contributo ma vorrei sapere quale perché non è che sappiamo ancora in effetti chi ha voluto la strage di Capaci»

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