È morto Livio Caputo, direttore ad interim de Il Giornale

Caputo era molto stimato dai colleghi ed era grande amico del fondatore de Il Giornale, Indro Montanelli.

Ormai un mese fa, Alessandro Sallusti ha lasciato la direzione de Il Giornale per passare a quella di Libero. Nell’attesa di una nuova nomina, il giornalista è stato sostituito da Livio Caputo, 87 anni, colonna portante del quotidiano di Via Negri. Oggi pomeriggio, subito dopo la nomina del nuovo direttore, Augusto Minzolini, Caputo ci ha lasciati. Giornalista di razza, grande amico di Indro Montanelli e raffinato conoscitore della politica estera, era nato nel 1933 a Vienna da padre piemontese e madre triestina, si è laureato in Giurisprudenza con una tesi di Diritto internazionale presso l’Università di Torino e ha cominciato la sua carriera giornalistica da giovanissimo. È stato corrispondente da Bonn per il Corriere dell’Informazione e il settimanale Gente, da Londra per il Resto del Carlino, La Nazione ed Epoca, mentre a New York ha lavorato come capo dell’ufficio dei periodici Mondadori. Rientrato in Italia nel 1970, è stato capo dei servizi speciali e, in seguito, direttore di Epoca dal 1970-76. Diventa inviato ed editorialista de Il Giornale e di Telemontecarlo e poi, dal 1979 dirige per sei anni il quotidiano La Notte. Dal 1986 al 1992 è capo dei servizi esteri del Corriere della Sera e, in questo periodo, vince il premio Hemingway per la gestione dei servizi sulla guerra del Golfo. Dal maggio 1992 Caputo ritorna a Il Giornale, come vicedirettore. Due anni più tardi, si candida al Senato tra le file di Forza Italia e viene eletto nel collegio di Bergamo. In Parlamento, si fa portavoce degli ideali liberali che lo hanno sempre ispirato e diventa prima vice capogruppo vicario e poi sottosegretario agli Affari Esteri. Livio Caputo, nella sua lunga carriera, ha intervistato molti leader mondiali, dal presidente americano Lyndon Johnson al cancelliere tedesco Willy Brandt, dal presidente francese Georges Pompidou al premier israeliano Yitzhak Rabin. Nella sua carriera ha scritto anche tre libri incentrati sulle vicende della politica italiana: “Un anno in trincea” (1980), “Cittadino, pover’uomo” (1982), “Con rabbia e con amore” (1984).

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