Il maestro Riccardo Muti incanta anche quando poggia la bacchetta

 «Il #metoo metterebbe in galera Mozart. E ai miei funerali voglio il silenzio assoluto»

Grande scalpore hanno creato le parole di Riccardo Muti, il più grande direttore d’orchestra della recente storia musicale. In una lunga intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, alla soglia del suo 80° compleanno (il 28 luglio n.d.r.) ammette di essere stanco, deluso e disilluso dalla vita: «È un mondo in cui non mi riconosco più. E siccome non posso pretendere che il mondo si adatti a me, preferisco togliermi di mezzo. Come nel Falstaff: “Tutto declina”». La sua è però anche una critica serrata alla contemporaneità a partire dall’educazione. «Sovente i giovani affrontano opere monumentali all’inizio dell’attività, basandosi sull’efficienza del gesto, talora della gesticolazione. Oggi molti direttori d’orchestra usano il podio per gesticolazioni eccessive da show, cercando di colpire un pubblico più incline a ciò che vede e meno a ciò che sente». Parla anche della religione: crede in Dio e lo ritiene una cosa serissima, preferisce papa Benedetto XVIanche come magnifico musicista») ai «santini di Gesù biondo»: Poi conclude sulla deriva contemporanea: «Con il metoo, Da Ponte e Mozart finirebbero in galera. Definiscono Bach, Beethoven, Schubert “musica colonialista“. […] Un movimento secondo cui, nel preparare una stagione musicale, dovrebbe esserci un equilibrio tra uomini, donne, colori di pelle diversi, transgender, in modo che tutte le questioni sociali, etniche, genetiche siano rappresentate. Lo trovo molto strano. La scelta va fatta in base al valore e al talento». Muti ipotizza anche i suoi funerali e ammette «Non voglio applausi. Sono cresciuto in un mondo in cui ai funerali c’era un silenzio terrificante. Quando sarà il mio turno, vorrei che ci fosse il silenzio assoluto. Se qualcuno applaude, giuro che torno a disturbarlo di notte, nei momenti più intimi!». Muti stupisce anche quando poggia la bacchetta!