Un paio di sneakers a 43 mila euro!

E c’è chi le chiama ancora “scarpe da tennis”.

Un paio di Nike Dunk SB Low Paris sono state battute all’asta 43.000€ (leggasi quarantatremila euro). È il prezzo più alto mai pagato per un paio di sneakers su StockX, il marketplace americano fondato nel 2016, che in 5 anni si è trasformato nella terra promessa per chi cerca pezzi rari per arricchire la propria collezione, ma anche per rivendere – pecunia non olet! – traendo del profitto. Contemporaneamente è nata una nuova categoria lavorativa, quella degli “autenticatori” che garantiscono l’originalità del paio di scarpe che si intende vendere/acquistare. Perché ogni scarpa ha le sue specificità, le cuciture delle Nike Air Jordan sono diverse da quelle di una Stan Smith di Adidas, la forma e il volume vengono controllate, entrano in gioco caratteristiche che si imparano a riconoscere con l’esperienza, e per questo gli autenticatori di solito lavorano in coppia, uno più navigato e uno meno, di modo da scambiarsi informazioni, e quindi passare competenze. Molte sneakers, hanno i loro accessori correlati, targhette specifiche, lacci, che ne consentono la riconoscibilità: laddove le caratteristiche di questi pezzi sono difformi dal solito, scatta il campanello d’allarme. Infine, c’è l’«odore stesso della scarpa». Ma non stiamo parlando certo di olezzi mefitici: il mercato di StockX ragiona solo su prodotti nuovi, mai usati, a differenza delle piattaforme di second-hand. Un mondo particolarmente interessante per Gen Z e Millennial, che rappresentano lo zoccolo duro di questa piattaforma.  «Il 37% dei nostri clienti afferma che compra le nostre scarpe proprio per collezione o per fare un investimento» spiega Olivier Van Calster, General Manager europeo di StockX, «quindi è imprescindibile, per poterli rivendere anche un anno dopo, che siano autentici. Per questo motivo non abbiamo visto nessun calo delle vendite».

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