Raffaella Carrà che non conoscevamo.

Un cuore grande e generoso sotto le paillettes

Tutti in questi giorni hanno illustrato Raffaella Carrà come cantante, ballerina e show-girl. Ma ora sappiamo che è stata anche una grande filantropa che, con una straordinaria umiltà, ha sempre preferito tenere i suoi gesti d’estrema generosità sotto il massimo riserbo. Poco tempo prima di scomparire la celebre conduttrice ha deciso di donare la sua palestra di 160 metri quadrati a Porto Santo Stefano alla Confraternita di Misericordia, affinché la onlus potesse utilizzarla per le sue iniziative benefiche. A svelarlo è stato il governatore della Misericordia, Roberto Cerulli, che ha pubblicato un lungo post sui social per esprimere la sua gratitudine verso la compianta conduttrice: «Mi chiamò qualche giorno prima “Roberto, sono Raffaella ho pensato una cosa: vorrei donarvi un mio immobile che ho a Porto S. Stefano. Potrete farci le vostre attività […]”. Un regalo grandissimo per il suo valore immobiliare».  Ma i gesti solidali di Raffaella non si fermano qui. Proprio grazie a Cerulli, veniamo a conoscenza, ad esempio, di una telefonata fatta nel 2012 per aiutare una famiglia rimasta vittima del naufragio della Costa Concordia, nei pressi dell’Isola del Giglio. Tramite la loro associazione, per non apparire, chiese di consegnare loro un assegno. Dopo il terremoto all’Aquila nel 2009 contattò la Confraternita per far arrivare materiale scolastico per i ragazzi abruzzesi: «Ricordo che svuotò una cartolibreria di Porto Santo Stefano e portò zaini, quaderni, penne, matite a colori…. ». E anche in occasione della pandemia da Covid, rivela la Misercordia, Raffaella Carrà ha dimostrato la sua generosità. «Lo scorso anno la nostra associazione promosse una raccolta per poter donare un respiratore alla rianimazione dell’ospedale di Grosseto il cui costo superava i 18.000 euro. A pochi giorni dalla pubblicazione sui giornali di questa iniziativa ricevetti una telefonata con il prefisso di Roma. Era lei. Ci informava che aveva fatto un bonifico per l’intera somma». Grazie al suo gesto la raccolta decollò a tal punto che riuscirono addirittura ad acquistarne due per donarli all’ospedale di Grosseto. Roberto Cerulli racconta l’ultimo incontro: «La incontrammo a Roma dal notaio e come accennavamo a qualche tipo di ringraziamento sviava sempre il discorso. […] Notammo che rimase con gli occhiali scuri e la mascherina ben messa quasi che volesse nascondere qualcosa… E alla luce di questa tragedia, penso volesse tenere per sé il suo brutto segreto e non mostrarlo a nessuno». Chiesi di fare una foto ricordo che lei quasi non voleva fare aggiunge Roberto Cerulli, che poi ha rivelato un dettaglio: «Alla mia domanda: “Signora Raffaella, posso fare un piccolo comunicato per rendere pubblica questa donazione?” rispose “No Roberto, non è il momento…”. E con il suo atteggiamento evasivo e discreto mi fece capire che avremmo dovuto aspettare un po’ a dirlo».

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