Ipocrisie sanitarie

Due pesi e due misure.

Bologna, 3 luglio. Si svolge il Gay Pride, manifestazione nata per per celebrare l’accettazione sociale e l’auto-accettazione delle persone omosessuali ma che, spesso, per gli eccessi e il cattivo gusto dei partecipanti finisce per sfociare in altro. Sfilano a migliaia. Più di diecimila, secondo gli organizzatori. Una marea. Tutti assembrati e senza mascherina. Ciò che stupisce è il silenzio assordante di media ed esperti: nessuno ha evidenziato possibili rischi legati a nuovi contagi. Roma, 12 luglio. La Nazionale italiana di calcio, reduce dalla straordinaria vittoria ad Euro 2020, sfila con un bus scoperto per le vie della capitale per festeggiare insieme ai propri tifosi questo incredibile traguardo. Le strade di Roma si riempiono con migliaia di persone assembrate e senza mascherina. Stessa situazione del Pride di Bologna ma evidentemente per esperti e opinione pubblica non è così. “Italia campione, pericolo contagi“, titolano i principali quotidiani nostrani. “Pagheremo i festeggiamenti con aumento dei casi Covid“, dichiara Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio. Addirittura interviene anche l’Oms: “Folla per festeggiamenti è devastante“. Quindi, come funziona? Nel caso del Pride il rischio sanitario non c’è – probabilmente i gay sono immuni al Covid -, invece per i festeggiamenti dell’Italia sì? Fantastico questo virus intelligente che sceglie a quale corteo andare.

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