Palermo ricorda Paolo Borsellino 29 anni dopo la strage di via D’Amelio

Il presidente Mattarella: «Una strage che segna la storia»

Palermo ricorda la strage di via D’Amelio nella quale fu assassinato Paolo Borsellino. Una serie di iniziative ricorderanno quel terribile tassello della storia d’Italia, sulla quale, nonostante processi e indagini, si aspetta di conoscere la verità piena. Molto sentite le parole del capo dello Stato, Sergio Mattarella: « L’attentato di via D’Amelio venne concepito e messo in atto con brutale disumanità. Paolo Borsellino pagò con la vita la propria rettitudine e la coerenza di uomo delle Istituzioni. […] La memoria di quella strage, che ha segnato così profondamente la storia repubblicana, suscita tuttora una immutata commozione, e insieme rinnova la consapevolezza della necessità dell’impegno comune per sradicare le mafie, per contrastare l’illegalità, per spezzare connivenze e complicità che favoriscono la presenza criminale». Il 19 luglio 1992 – 57 giorni dopo la strage di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone – un altro assassinio sconvolse l’Italia. Paolo Borsellino, 51 anni, da 28 in magistratura, procuratore aggiunto nel capoluogo siciliano dopo aver diretto la procura di Marsala, pranzò a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia. Poi si recò con la sua scorta in via D’Amelio, dove vivevano la madre e la sorella. Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre, con circa cento chili di tritolo a bordo, esplose al passaggio del giudice, uccidendo anche i cinque agenti. Erano le 16.58. L’esplosione, nel cuore di Palermo, venne avvertita in gran parte della città.  Fu una strage annunciata. L’autobomba uccise, oltre al magistrato, Emanuela Loi, 24 anni, la prima donna poliziotto in una squadra di agenti addetta alle scorte, Agostino Catalano, 42 anni, Vincenzo Li Muli, 22 anni, Walter Eddie Cosina, 31 anni, e Claudio Traina, 27 anni. Unico superstite Antonino Vullo. Questa storia rivela anche un particolare di quell’assassinio: quel pomeriggio il magistrato stava andando a trovare la madre anziana che viveva in via d’Amelio. E non é un particolare superfluo. Un personaggio al centro dell’attenzione ed oberato di lavoro come Paolo Borsellino, quando si trovava a Palermo, non mancava mai di andare quotidianamente a trovare la madre!! Mai. Questo è solo l’ennesimo insegnamento che ci lascia Paolo Borsellino: un grande esempio come magistrato, come uomo e come figlio!!

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