Delitto di Voghera, i profili di vittima e carnefice. Le prime ricostruzioni

Youns El Boussetaoui, 39 anni, marocchino pluripregiudicato senza fissa dimora. Massimo Adriatici, avvocato penalista e assessore comunale alla Sicurezza e Polizia Locale di Voghera, eletto con la Lega nel 2020.

Chi era Youns El Boussetaoui

Youns El Boussetaoui, detto Musta, cittadino marocchino di 39 anni, colpito all’addome da una calibro 22. Senza fissa dimora, già conosciuto alle forze dell’ordine, pluripregiudicato, il profilo di Youns sembra quello di uno dei tanti immigrati fantasma che popolano le città italiane. Clandestino, irregolare, con ordini di espulsione sulle spalle mai veramente messi in atto. Se lo avessero arrestato, forse oggi non saremmo qui a parlare di una tragedia. Tuttavia con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte. Del suo passato si sa molto poco. “Mio fratello ha due bambini, uno di 8 anni e uno di 5“, ha raccontato la sorella di Musta in un’intervista in cui chiede giustizia per l’omicidio del fratello. La donna ha spiegato di aver provato tante volte ad aiutarlo: “Noi lo abbiamo portato tante volte a casa. Lui preferisce, si sente più tranquillo a dormire sulle panchine. L’altro giorno l’ha visto mio marito, è venuto a prenderlo”, ha detto, aggiungendo “Non è vero che mio fratello molestava le persone“. C’è chi invece, contrariamente a quanto dichiarato dalla sorella, lo descrive come “uno capace solo di andare in giro a spaccare vetrine e a dare fastidio“. Chi avrà ragione?
Chi è Massimo Adriatici
Massimo Adriatici, avvocato penalista e dal 2011 titolare di uno studio legale a Voghera, in provincia di Pavia. Adriatici è anche assessore comunale alla Sicurezza e Polizia Locale, eletto con la Lega nel 2020 ed entrato così nella giunta del sindaco Paola Garlaschelli. L’uomo, sul suo profilo Facebook, si definisce “docente di diritto penale e procedura penale presso Scuola allievi agenti Polizia di Stato Alessandria” ed ex docente “a contratto di diritto processuale penale presso Università del Piemonte Orientale“. Ma non solo avvocato e docente universitario. Adriatici ha avuto anche un passato da poliziotto: secondo quanto riporta LaPresse, ha indossato la divisa tra il 1995 e il 2011, “ottenendo la qualifica di ‘sovrintendente’ addetto al settore anticrimine, misure di prevenzione e servizi di Polizia Giudiziaria“. La pistola calibro 22 con cui Adriatici ha sparato al 39enne era detenuta regolarmente, dato che l’ex poliziotto possedeva il porto d’armi. Come avvocato, inoltre, l’assessore di Voghera si era già trovato in una situazione simile: Repubblica ha ricordato un episodio del 2016, quando Adriatici aveva difeso il proprietario di un ristorante che, nel corso di una colluttazione, aveva sparato a un cliente, uccidendolo. Nel marzo 2018, intervistato dalla Provincia Pavese, Massimo Adriatici aveva commentato così l’utilizzo delle armi: “L’uso di un’arma deve essere giustificato da un pericolo reale per la persona che la usa, per le sue proprietà o quelle altrui – aveva detto – Ma questo non significa farsi giustizia da soli. Sparare deve essere l’extrema ratio, l’ultima possibilità da mettere in atto se non ne esistono altre“.
Le prime ricostruzioni
La tragedia avviene la sera del 20 luglio intorno alle 22.17. Youns e Adriatici sono in piazza Francesco Meardi di fronte al Bar Ligure. I due, stando alle prime ricostruzioni, hanno un diverbio che poi si trasforma in colluttazione. All’improvviso un colpo parte dalla pistola, regolarmente detenuta, dell’assessore leghista. La vittima viene colpita al torace, il proiettile calibro 22 penetra nella carne all’altezza dell’emitorace destro. I soccorsi sono immediati, Youns viene portato in ospedale. Ma non c’è niente da fare. Muore poco dopo. Secondo un testimone, sentito dall’Agi, il marocchino avrebbe lanciato una bottiglia di birra addosso all’assessore poco prima che questo prendesse il cellulare per avvertire le forze dell’ordine. “Un uomo che era lì – spiega Andiran R.mi ha raccontato che la vittima aveva chiesto ad Adriatici: ‘Perché non mi saluti?’ E gli aveva lanciato addosso la bottiglia. A quel punto, l’assessore gli ha detto che avrebbe chiamato la polizia. Poi c’è stata una colluttazione tra loro e l’assessore ha sparato“. Stando ad altre testimonianze, invece, il lancio non sarebbe avvenuto contro Adriatici. Ma queste prime ricostruzioni non bastano. Le domande senza risposte sono infatti molteplici. La procura di Pavia ha conferito gli incarichi per tutti gli esami del caso, a partire dalla perizia balistica. E per le prossime ore si attende il risultato dell’autopsia. Qualcosa potrebbe emergere dalle telecamere di sorveglianza in zona.

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