I portabandiera nell’epoca dell’equilibrio di genere.

Meno identità nazionale e più ideologia

La filosofia giapponese vive della correttezza quasi maniacale, della forma e questi Giochi Olimpici riverberano quella linea di pensiero del politicamente corretto. Ecco dunque che sotto questo modo di vedere la vita anche i “portabandiera” assumano un significato che oltrepassa il simbolo patriottico, la fedeltà. La nostra atleta Paola Egonu incarna dentro di sé tutte le esigenze ideologiche e sociopolitiche contemporanee. La Gran Bretagna ha proposto Mohamed Sbihi, vogatore, primo musulmano cui è stato concesso l’onore di tenere alta la bandiera (in tutti i sensi), che ha deciso di registrarsi con il nome e cognome completo, Mohammed Karim Sbihi, in luogo dell’anglicizzato Moe con il quale tutti lo conoscevano e presentavano. Le squadre tutte hanno cercato un equilibrio di genere per rispondere a una analoga realtà sociale per non intaccare la facciata ufficiale dell’evento. Qualcosa del genere è successo per i due portabandiera, dell’Iran islamico, un’atleta e un atleta, una favola inimmaginabile e che molti hanno faticata ad accettare. A Muhammad Yunus, banchiere, economista del Bangladesh, già Nobel per la Pace, è stato assegnato l’alloro olimpico per il suo impegno. E Yunus è apparso con un video di ringraziamento, a distanza. Mai l’assenza è stata così sentita sulla pelle di chi assiste allo spettacolo dello sport per eccellenza e di chi lo vive e lo pratica. Dinanzi ai due “imperatori”, Sua Maestà imperiale, Naruhito (quello vero) e Sua eccellenza del Cio, Richard Bach, ex schermidore tedesco, la sfilata dei Giochi Olimpici, è andata in scena come se nulla fosse accaduto tra bandiere e telefonini. Poi in questo clima idilliaco che ruota attorno allo spirito olimpico spunta anche la notizia che inocula gas velenoso delle ideologie: come già abbiamo annunciato, https://www.luniversaleditore.it/2021/07/23/quando-lideologia-prevale-sullo-spirito-sportivo/il judoka algerino Fethi Nourine si è ritirato dai Giochi per non affrontare l’israeliano, perché «la questione palestinese è ben più importante di una sfida sportiva». Un ulteriore dettaglio: tra mille bandiere e bandierine, è stato severamente vietato lo sventolio del drappo con dodici stelle dorate, dell’Unione Europea. Le figurine del CIO impettite nella tribuna, hanno spiegato che si sarebbe potuto creare un fastidioso precedente. Bah. Anzi, Bach.