ISS: «Solo l’1% dei morti Covid era vaccinato»

Da febbraio, 423 casi su 35.776 decessi totali.

I media ormai si dilettano a fare esegesi sui dati. Ma sui dati non si può fare esegesi. E anche i virologi pur di aver un po’ di “warholiana fama” cercano di emergere. Ma i dati sono granitici e chiari! Tra i morti per Covid da febbraio, uno su cento è spirato dopo aver completato il ciclo vaccinale (parliamo di oltre 35mila persone in questi otto mesi). Gli altri erano tutti “no vax” per scelta (o per caso). Innegabilmente soprattutto nei primi mesi della campagna vaccinale, non c’erano abbastanza dosi per tutti e si è data la priorità a categorie fragili o protette. Molti di quei morti, se fossero sopravvissuti abbastanza da aver l’opportunità, non avrebbero avuto nulla in contrario a immunizzarsi. Diciamo che purtroppo per loro la macchina vaccinale è messa in moto troppo tardi. Il report periodico sui decessi dell’I.S.S. (Istituto Superiore di Sanità) parla chiaro e non dà adito a fraintendimenti. Vaccinarsi vuol dire salvarsi, non vaccinarsi vuol dire rischiare. I pochissimi vaccinati che – purtroppo – non ce l’hanno fatta, avevano un’età media più alta del campione e un numero medio di patologie pregresse maggiori rispetto alla media. Entrando nelle pieghe del report, aggiornato al 21 luglio, leggiamo che si sono registrati 35.776 decessi, dei quali 423con ciclo vaccinale completato, cioè l’1,18% del totale. L’età media risulta di 88,6 anni, molto più alta della media di 80 anni dei morti senza vaccino.

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