Conte diventa anticapitalista «Il libero mercato è iniquo»

E la senatrice Elena Botto: «Il “Movimento” non è più la mia casa». 

Con la voce suadente, i toni melliflui, una colonna sonora da kolossal, l’ex premier in un video di poco più di un minuto di discute di beni comuni, ecologia integrale, giustizia sociale, innovazione tecnologica ed economia eco-sociale di mercato. «Il modello di sviluppo capitalistico, affidato alla piena libertà del mercato, non è in grado di garantire equità sociale» afferma la voce fuori campo dell’avvocato Giuseppe Conte. La zuppa non è cambiata molto rispetto ai tempi in cui Beppe Grillo urlava dai palchi, proponendo un modello di società che archiviasse quello attuale. Il chiodo fisso è quello dei conflitti di interesse. «Bisogna impedire la concentrazione dei poteri economici nelle mani di pochi». Aridaje. L’ex premier è tirato per la giacchetta dalle correnti più di sinistra e giustizialiste del mondo grillino. C’è chi, tra i “cinque stelle”, lo chiama «il partito del Fatto», alludendo al ruolo di spin doctor assunto da Marco Travaglio. E dopo questo video, dal fronte dei parlamentari governisti emergono riflessioni di questo come «Veramente noi avevamo scelto Conte perché è equilibrato, ma quando ascolta Travaglio sembra Di Battista». Le parole d’ordine ruotano sulla contrapposizione manichea tra i «cittadini onesti» e tutti gli altri. Tutto corretto e ritoccato con l’inserimento della «cura delle parole» anche nella carta dei Valori, quasi a sconfessare l’antico “vaffa” del Garante. E la senatrice Elena Botto lascia il Movimento: «Non è più la mia casa».

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