Attacco terroristico o frequentazione di siti “hot”

La verità sull’attacco hacker alla Regione Lazio

Sull’attacco hacker che hanno subito i sistemi della Regione Lazio stanno emergendo particolari molto curiosi. Il governatore regionale Nicola Zingaretti ha parlato addirittura di attacco terroristico, ma secondo Fabio Ghioni la spiegazione è molto più semplice. L’esperto di livello mondiale in sicurezza e tecnologie non convenzionali, consulente strategico per diversi organismi governativi e internazionali, ha sbugiardato il presidente della Regione Lazio ed ex segretario del Pd: «È un atto di hackeraggio, ma non c’è alcuna azione terroristica dietro, alcun interesse geopolitico, né alcun desiderio di sabotare le istituzioni. Non c’entrano i “NoVax” né il Covid. È ciò che può capitare a chiunque e la polizia postale conosce perfettamente questo fenomeno. Resta quindi al centro solo la disattenzione di un dipendente che ha causato tutto ciò, ma non possono dirlo e stanno strumentalizzando l’accaduto». La dimostrazione di tutto ciò è che non sono stati sottratti dati sensibili, come un qualsiasi attacco terroristico avrebbe potuto fare! Ghioni spiega nel dettaglio la situazione: «Si tratta di un ransomware, un malware usato dagli hacker dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Algeria sin dal 2006 con richiesta denaro in bitcoin. Questo virus cripta i contenuti del pc e non ha chiave di sblocco (e  anche chi paga non può poi più sbloccare nulla!). Questi attacchi succedono continuamente ogni giorno, solo che non lo dicono». Un dipendente di un’azienda, di un ente o di un ministero, navigando per esempio su un sito “hot” o giochi d’azzardo, clicca involontariamente su un popup con dentro il malware e il gioco è fatto. «I dipendenti pubblici – conclude sarcastico Ghioni – dovrebbero fare un “corso” per non andare in certi siti e per sapersi comportare sul web».

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