Antonio Caridi, l’ex senatore che ha trascorso 20 mesi in galera da innocente: chi gli restituirà il tempo perduto?

L’allora parlamentare del Pdl era stato accusato di associazione mafiosa nell’ambito del processo “Gotha”. Oggi la Cassazione ha sancito la sua assoluzione. 

Nel luglio del 2016 l’allora senatore del Pdl, Antonio Caridi, è stato accusato di associazione mafiosa nell’ambito del cosiddetto “Gotha“, un processo penale a carico di soggetti che secondo l’impianto accusatorio sarebbero i vertici della ‘ndrangheta reggina, la cosiddetta “cupola”. Poi, nell’agosto dello stesso anno, è stato arrestato. Oggi, dopo ben 20 mesi passati in galera – la richiesta dell’accusa era stata di 20 anni -, Caridi può festeggiare dato che il Tribunale di Reggio Calabria ha stabilito che lui con la ‘ndrangheta non ha mai avuto nulla a che fare. Ciò che stupisce in tutta questa vicenda è l’estrema facilità attraverso cui il Senato si espresse a favore del suo arresto (come sappiamo, infatti, per arrestare un parlamentare occorre il permesso della camera a cui appartiene). Tra tutti i partiti, soltanto Forza Italia votò contro. Nessuno ebbe la premura di effettuare delle indagini per accertare se aveva senso sostenere che l’allora senatore Caridi fosse il capo della mafia. Nessuno. Venne buttato in fondo ad una cella e tenuto lì per 20 mesi. Oggi la Cassazione, mediante l’assoluzione, ci fa sapere che era del tutto innocente. Lui però i mesi di prigione li ha fatti. Chi gli restituirà il tempo trascorso in galera? Chi? La risposta è molto semplice: nessuno. Già, perché la giustizia italiana talvolta funziona e talvolta, come in questo caso, no. Ecco perché riformarla è fondamentale. “Sono felice, mi sono riappropriato della mia vita, che mi era stata rubata“, ha dichiarato Caridi subito dopo l’assoluzione. Nonostante questo, però, resta in lui “la sofferenza” per il tempo trascorso in carcere. “Si può essere anche colpevoli, ma la dignità dell’uomo non può essere calpestata. Lì dentro si viene trattati come animali, da chiudere in un canile 22 ore al giorno. Senza potersi fare una doccia se ci si sporca, con gli orari stabiliti per andare in bagno. Costretti a rimanere chiusi in cella anche durante un terremoto, con la paura che crolli tutto e si rimanga uccisi“, ha commentato Caridi in merito a come ci si senta a stare in galera. Poi l’attacco alla stampa: “I giornali, che mi hanno dipinto come il mostro da mettere dentro subito, oggi sono assenti. Solo qualche articoletto. E questo mi fa molto male“. Poi ha messo in evidenza il fatto di essere “sereno, perché vedo la mia famiglia finalmente tranquilla“. Una famiglia che in questi cinque lunghi anni gli è stata fortemente accanto, nonostante il poco tempo a disposizione per sentirla e vederla, come sottolineato da Caridi stesso: “In 18 mesi ho sentito la mia famiglia due volte al mese e l’ho incontrata quattro ore al mese“. A tale proposito, riportiamo le parole della figlia Federica, che in un post su Facebook ha dato sfogo alle proprie emozioni. Parla di suo padre come un uomo di “sani principi e valori” che è stato “umiliato pubblicamente in un’aula del senato, infamato, mortificato, privato della sua libertà senza alcun motivo“. E prosegue: “Un uomo che in poco tempo è stato spogliato di ciò che amava di più: la famiglia e la politica. La politica era la sua vita. La gente era la sua vita. Aiutare il prossimo era la sua vita. Non ho mai visto nessuno mettere così tanta passione in questo come mio padre. Ed è questo che mi ha fatto più male: vedere un uomo distrutto da ciò che amava di più“. Poi la frase che riassume al meglio la vicenda: “Si tratta della storia di un uomo che prima di essere stato giudicato dalla giustizia lo è stato dalla politica italiana“. Antonio Caridi non era un mafioso, e neanche uno che faceva il concorso esterno, non c’entrava nulla. Era un Senatore della Repubblica che non faceva altro che svolgere il suo lavoro, con orgoglio e passione. Cacciato fuori dal Senato e fatto arrestare da una maggioranza di senatori che il garantismo non sanno neanche dove sta di casa. Era un padre di famiglia sincero e leale. Ecco chi era Antonio Caridi. Ci aspettiamo che adesso tutti coloro che lo hanno messo alla gogna, che hanno esultato per la sua condanna, esibendola quasi come un trofeo, abbiano l’umiltà e l’onestà intellettuale di chiedergli scusa.

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