Lionel Messi lascia il Barcellona

La storia d’amore tra il fenomeno argentino e il Barça si interrompe dopo 21 anni: ripercorriamola, dagli esordi sino all’addio.

14 dicembre 2000. Carles Rexach, scout del Barça, convince il papà di un certo Lionel Messi a firmare il contratto sul celebre tovagliolo – che Horacio Gaggioli, uno degli agenti del calciatore di allora, ha fatto incorniciare e che adesso è depositato in una cassetta di sicurezza del Credito Andorrà – in cui assicura alla famiglia che il club catalano provvederà anche alle terapie mediche per il 13enne argentino, affetto da una patologia che ne rallenta la crescita. Tuttavia Messi crescerà, eccome. Dopo la trafila (e tantissimi gol) nella Cantera arriva l’ora del debutto, il 16 ottobre del 2004, alla settima di campionato: lanciato da Frank Rijkaard all’Olimpico de Montjuïc nel derby con l’Espanyol all’82’ minuto. E da quell’istante esatto il calcio non sarà più come prima. In realtà, Leo aveva già fatto il suo esordio con il Barça dei grandi il 16 novembre 2003. Il Porto inaugurava l’Estádio do Dragão e il Barcellona era stato invitato per un’amichevole di lusso. Il rosarino indossava la 14, senza il nome sulle spalle, gettato nella mischia da Rijkaard al posto di Fernando Navarro. Ah, per inciso, l’allenatore dei Dragões era un certo José Mourinho. La prima rete del fenomeno blaugrana arriva il 1° maggio del 2005, contro l’Albacete al Camp Nou: entra all’88’ e dopo appena un paio di minuti l’allora numero 30 batte il portiere avversario con un pallonetto delicatissimo. Poi, a soli 17 anni, 10 mesi e 7 giorni diventa il più giovane giocatore del Barcellona a segnare un gol (poi superato nel 2007 da Bojan Krkic). L’assist è di Ronaldinho, da cui erediterà la 10 nel 2008, quando il brasiliano lascerà il Barcellona per trasferirsi al Milan. Nel 2006 vince la sua prima Champions League, da comprimario (complice anche l’infortunio che lo costringe a chiudere la stagione in anticipo), collezionando comunque 25 presenze e 8 reti. Indossa la maglia numero 19. Si arriva al 2007, anno che passa alla storia per la sua tripletta al Real Madrid e per la rete del 18 aprile nella semifinale di Coppa del Re contro il Getafe, che ricorda il “gol del secolo” realizzato all’Inghilterra ai Mondiali di Messico 1986 da Maradona, di cui è considerato subito l’erede. Ma il primo vero grande trionfo di Messi giunge durante la stagione 2008-2009, quando realizza il 2-0 nella finale di Champions League contro il Manchester United: un colpo di testa che infrange definitivamente i sogni di Cristiano Ronaldo, allora ai Red devils, e company. Messi viene eletto migliore giocatore di quella Champions (di cui è anche capocannoniere, con 9 reti) e l’1 dicembre del 2009 si aggiudica anche il suo primo Pallone d’Oro, davanti al solito CR7, che l’aveva vinto l’anno precedente. Inizia così una rivalità che dura ancora oggi. Nel 2009-10 è decisivo per la vittoria della Liga e chiude la stagione a quota 47 gol, di cui 34 in campionato, eguagliando il primato di squadra stabilito da Ronaldo (il Fenomeno) nel 1996-1997, aggiudicandosi il titolo di Pichichi e la Scarpa d’oro. Il 10 gennaio del 2011 vince il suo secondo Pallone d’oro, avendo la meglio sui suoi due compagni di squadra Andrés Iniesta e Xavi. Il 28 maggio del 2011 è il giorno della sua terza Champions, la quarta nella storia del Barcellona che batte il Manchester Utd per 3-1. L’argentino realizza il gol del momentaneo vantaggio per 2-1, la dodicesima rete stagionale nella competizione, di cui è capocannoniere per il terzo anno consecutivo. In totale 55 presenze e 53 gol. Arriviamo così al 2011, anno in cui vince la Supercoppa spagnola contro il Real Madrid e la Supercoppa UEFA, ai danni del Porto, con un gol e un assist. Il 9 gennaio del 2012, invece, viene premiato a Zurigo con il terzo Pallone d’oro FIFA davanti a CR7 e Iniesta. Il 20 marzo 2012, alla 314esima presenza, realizza una tripletta al Granada e diventa il miglior marcatore della storia del Barcellona superando i 232 gol di César. Il 5 maggio, con il poker all’Espanyol, raggiunge i 72 gol stagionali e stabilisce così il record mondiale di reti segnate in una singola stagione. Nuovamente capocannoniere della Champions, Pichichi della Liga con il record di 50 reti e Scarpa d’oro. Conclude il 2012 con ben 91 reti realizzate (tra Club e Nazionale) e il 7 gennaio del 2013 riceve a Zurigo il suo quarto pallone d’oro consecutivo, davanti a Ronaldo e Ribéry. L’11 maggio del 2013 trascina il Barça del compianto Tito Vilanova alla sua sesta Liga, con 46 gol (che gli valgono un altro trofeo Pichichi davanti a Cristiano Ronaldo). Il 22 novembre dello stesso anno, con il 5-1 al Siviglia, Messi raggiunge quota 253 gol in Liga e supera Telmo Zarra, divenendo il marcatore più prolifico nella storia del campionato spagnolo. Poi, dopo un anno di transizione sotto la guida del Tata Martino – durante la quale realizza comunque 41 gol su 46 gare giocate e conquista la Supercoppa di Spagna -, nel 2014-15, con in panchina Luis Henrique, colleziona il suo secondo Triplete battendo in finale di Champions la Juventus per 3-1 a Berlino. Nel 2015-16 contribuisce con 41 gol (su 49 gare) alla conquista del Doblete Liga-Coppa di Spagna, “lasciando” – che “gentile” – al compagno e amico Luis Suarez i titoli di Pichichi e Scarpa d’Oro. Il 23 aprile 2017, con la doppietta nel Clàsico contro il Real Madrid raggiunge i 500 gol segnati in blaugrana e la sua esultanza al Bernabeu diventerà iconica: via la maglietta e subito a mostrarla ai tifosi avversari in segno di sfida, come a voler dire “Io sono Messi, ricordatevi questo nome“. Di nuovo Pichichi (37 gol) e uno score complessivo in stagione di 54 reti in 52 partite e una Coppa di Spagna. Il 24 giugno dello stesso anno compie 30 anni e una settimana più tardi sposa a Rosario la sua storica fidanzata Antonella Roccuzzo, mamma dei suoi 3 figli Thiago, Mateo e Ciro. Nel 2018 approda sulla panchina del Barcellona Ernesto Valverde. La squadra torna a vincere la Liga (più Coppa e Supercoppa di Spagna) e Messi si riconferma capocannoniere del campionato con 34 gol, che gli valgono anche la sua quinta Scarpa d’oro. A fine stagione Iniesta lascia e l’argentino è il nuovo capitano del Barça. Nella stagione seguente è ancora campione di Spagna, Pichichi e Scarpa d’Oro con 36 gol. Il primo maggio del 2019 raggiunge quota 600 reti con la maglia del Barcellona grazie alla doppietta nella semifinale di Champions al Camp Nou contro il Liverpool, che poi rimonterà il 4-0 dell’andata, rievocando quella subita all’Olimpico dalla Roma nel 2018.  Il 2 dicembre del 2019 vince il sesto Pallone d’oro, record assoluto: a +1 sul rivale Cristiano Ronaldo, “fermo” a 5. Tuttavia in casa Barça regna il malcontento, già dalla sconfitta in Supercoppa spagnola. Proseguita con l’avvicendamento tra Valverde e ,Quique Setien l’eliminazione in Coppa del Re e il litigio a distanza tra il ds Eric Abidal e Messi. In più la questione degli stipendi durante il lookdown, le frizioni con il presidente Bartomeu e il contratto in scadenza della Pulce nel 2021. Nonostante tutto Leo si laurea capocannoniere del campionato spagnolo (25 reti) per la settima volta in carriera, superando il precedente record di Telmo Zarra. E il 30 giugno – con il gol all’Atletico Madrid – realizza il 700esimo gol in carriera tra Barça e Nazionale argentina. Il 14 agosto 2020 la disfatta: i catalani subiscono un umiliante 8-2 dal Bayern Monaco nei quarti di Champions e confermano le paure di Messi, già alla vigilia del ritorno degli ottavi con il Napoli (“Se giochiamo così usciamo“). Nelle settimane successive l’argentino va al muro contro muro con il club: prima il burofax in cui annuncia alla società di volersi liberare a zero, poi la sua assenza ai test medici. Fino al botta e risposta con la Liga sulla clausola rescissoria. Venerdì 4 settembre 2020 l’annuncio in esclusiva a Goal: “Resto, non avrei mai fatto causa al club della mia vita“. La stagione 2020-2021 non è granché per il Barcellona: Messi segna 30 gol nella Liga spagnola, laureandosi ancora Pichichi. Ma a festeggiare è l’Atletico dell’amico Luis Suarez, con i blaugrana in terza posizione, anche alle spalle dei rivali del Real. Nulla di fatto anche in Champions League, dove il Barcellona esce subito agli ottavi, battuto dal travolgente PSG di Mbappé: 4-1 al Camp Nou per i parigini, poi 1-1 a Parigi. Messi si consola con la Coppa del Re, il suo 35esimo e ultimo trofeo con il Barcellona: in finale segna una doppietta contro l’Athletic Club. Poi la Pulce parte per la Copa America, dove guida l’Argentina alla vittoria da svincolato di lusso. Sembra tutto fatto per il rinnovo, ma la Liga spagnola complica tutto. Fino all’annuncio clamoroso di giovedì 5 agosto: il Barcellona fa sapere che le strade con Messi si separeranno per motivi “finanziari e strutturali“. Il tetto salariale imposto dalla Liga, la decurtazione dello stipendio necessaria per proseguire: alla fine il giocatore e il club non hanno trovato la quadra e la società catalana ha ufficializzato l’addio.

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