Laura Boldrini e Michela Murgia sono uscite dal letargo mediatico

Dalle colonne de “La Stampa” hanno condannato la violenza dei talebani.

Abbiamo dovuto attendere ma ecco i primi segnali: le nostre femministe si sono svegliate! In tanti ci siamo chiesti se Laura Boldrini e Michela Murgia fossero in vacanza in luoghi tanto lontani da non farsi sentire proprio quando c’era da battersi (seriamente) per la difesa delle donne afghane! L’ex president* della Camera dei Deputati in un’intervista ha preso di mira l’Occidente passando poi agli attacchi al centrodestra arrivando infine ai diritti negati alle donne. L’opinionista sarda, amante delle desinenze con la schwa, con un intervento talmente arzigogolato da arrivare al punto e dire “embè”. Non ci credete? Ma almeno sui social avranno espresso un’opinione? Partiamo da Laura Boldrini. Il 15 agosto scrive il primo tweet nel quale chiede che venga «riconosciuta la protezione alle persone perseguitate che fuggiranno. Glielo dobbiamo». Il 16 nulla. Il 17: «Il governo acceleri il piano di evacuazione dall’#Afghanistan e attivi una task force per l’accoglienza da parte dei Comuni». Il 18, 19, 20, 21 silenzio. Il 22 parla di Zaki. Idem su Facebook. Eppure, l’ex president* della Camera è sempre stata molto attenta e attiva nel condannare pubblicamente le ingiustizie. Perché in questa situazione drammatica ha preferito mantenere un low profile? Forse l’ondata di “Lucifero” le ha tolto le forze? Andiamo da Michela Murgia. Il 15 agosto parla sui social di ONG. Il 16 non si sente e non si vede. Il 17 retweetta due reportages sull’Afghanistan della giornalista Francesca Mannocchi. Poi ritorna a parlare di ONG. E ha ricondiviso l’ultima intervista di Gino StradaPresa diretta. Facebook è fermo a luglio. Come mai? Le donne afghane non meritano la stessa cura che la giornalista ha nello scrivere articoli pieni di asterischi e shewa per evitare di turbare i gender fluid? Oggi, però, sono “resuscitate” improvvisamente entrambe per rispedire al mittente tutte le accuse accumulate nell’ultima settimana. Casualità? Coincidenze? Ecco l’intemerata di Michela Murgia: «[…]Non appena è partita la smobilitazione militare e la storiella dei liberatori occidentali si è rivelata per la panzana che era, in meno di due settimane lo scenario politico ha mostrato tutte le possibili sfumature dell’ipocrisia e del cinismo, tanto in Afghanistan quanto nei nostri parlamenti». Non solo «[…] Se è vero che la democrazia non si esporta, ma si testimonia, verrebbe da pensare che la testimonianza occidentale in Afghanistan debba essere stata veramente poca cosa se dopo dieci anni una parte non piccola della popolazione ha più voglia di dare credito ai talebani piuttosto che ai nostri governi».  Infine concludere con il classico «le femministe sono da sempre accanto alle donne afghane».

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