La Cassazione riconosce la “pausa caffè” (ma non approfittatene!!)

Va punito l’abuso del comportamento e il danno rilevante per la Pubblica Amministrazione

I futili motivi che inducono i “furbetti del cartellino” per uscire per la “pausa caffè” e le sigarette non bastano a escludere la non punibilità, per la particolare tenuità del fatto. Per negare il beneficio, previsto dall’art. 131-bis del Codice Penale serve, infatti, la prova dell’abitualità del comportamento e del danno rilevante per la Pubblica Amministrazione. Per la Corte d’Appello erano punibili due impiegati del Comune, finiti nelle maglie della giustizia, perché assenti ingiustificati durante un controllo dei carabinieri. Un’uscita, senza timbrare il badge, per comprare le sigarette e andare al bar. In realtà a metterli davvero nei guai erano state le loro giustificazioni. L’amante del caffè aveva parlato di necessità, non essendoci in ufficio un distributore. L’impiegato tabagista, maledisse la cattiva sorte, perché in 36 anni di servizio non gli era mai capitata una cosa del genere. Frasi che costituivano la prova evidente dell’abitualità dei comportamenti. Dello stesso parere il Pubblico Ministero, secondo il quale il beneficio era stato giustamente negato, anche ai fini delle attenuanti generiche, perché era stato violato il principale dovere di un lavoratore: la presenza sul posto di lavoro. Gli imputati avevano agito con noncuranza verso l’utenza tendendo a sminuire l’azione commessa. Per la Suprema Corte, le affermazioni, «incriminate» dai giudici di merito, non provavano affatto l’abitualità. E i giudici di legittimità richiamano alla necessità di stare ai fatti. I due ricorrenti non avevano timbrato il badge in uscita e dunque, in base all’orario di entrata, potevano essere stati via dai cinque minuti a un’ora. Né è corretta l’affermazione sull’ostacolo al beneficio dato dalla futilità dei motivi.

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