Nasce una nuova scienza: la neuroteologia

«È banale per la scienza ragionare se Dio esista o meno semplicemente perché i “sentimenti religiosi nascono più dall’esperienza che dal pensiero”».

Il prof. Andrew Newberg, 55 anni, ricercatore presso il Myrna Brind Center for Integrative Medicine al Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, docente alla prestigiosa Pennstate University, in Pennsylvania (U.S.A.) ha elaborato una sua teoria che fornirebbe una base neurologica per spiegare quella “realtà superiore” descritta dai tanti mistici o religiosi (di qualunque religione!) che potrebbe essere davvero reale e non contrasta affatto con la scienza. La teoria di Newberg si fonda su ricerche compiute negli anni ’70 da Eugene D’Aquili, psichiatra e psicologo scomparso nel 1998. Secondo la teoria di D’Aquili, «la funzione cerebrale può produrre tutta una gamma di esperienze religiose, dalle visioni estatiche dei santi al tranquillo senso di comunione col divino (molto simile all’atarassia dei filosofi) che il credente “prova” quando prega». All’inizio degli anni ’90, il prof. D’Aquili cominciò appunto a una collaborazione con Newberg e iniziarono a sperimentare questa teoria. Tentarono di “analizzare” e visionare ciò che accadeva nel cervello di alcuni monaci buddisti in meditazione e di alcune suore francescane riunite in preghiera contemplativa. I due scienziati usarono un’avveniristica tecnologia (per quei tempi) chiamata SPECTSingle Photon Emission Computed Tomography, cioè una tecnica tomografica computerizzata a emissione di fotoni singoli, in cui l’acquisizione dei dati si effettua mediante rotazione delle testate di rivelazione della γcamera intorno al corpo del paziente. Ad ogni diversa angolazione, veniva acquisita una proiezione e l’insieme di tali proiezioni consentiva poi di ottenere delle informazioni tridimensionali più realistiche.
Con questa tecnica hanno potuto fotografare il flusso sanguigno nel cervello di ciascun soggetto, indice dei livelli di attività neurale, nel momento in cui questi aveva raggiunto il culmine dell’intensità spirituale. Gli scienziati notarono che, quando quell’area di orientamento veniva privata delle informazioni necessarie per tracciare una linea di demarcazione tra l’«io fisico» e il resto del mondo, il soggetto provava un illimitato senso di consapevolezza. D’Aquili e Newberg avevano ottenuto quindi delle “istantanee”del cervello, in una condizione molto prossima alla trascendenza mistica, quella condizione descritta da tutte le grandi religioni come “unione mistica con Dio“. Queste esperienze, rarissime, richiedono un oscuramento, quasi totale dell’area di capacità di orientamento. «Ecco perché la religione prospera in un’età della ragione come la nostra» concluse quindi il prof. Newberg. «È banale per la scienza ragionare se Dio esista o meno semplicemente perché i “sentimenti religiosi nascono più dall’esperienza che dal pensiero”». Newberg si fa inoltre una domanda: «ma allora, Dio è soltanto una “percezione sensoriale” generata dal cervello, oppure il cervello è stato “predisposto” per fare l’esperienza della realtà di Dio?»  Infine Newberg cita Albert Einstein (non proprio un mistico!) che disse: «L’esperienza più bella che possiamo fare è quella del mistero. È l’emozione fondamentale alla base della vera scienza. Colui che sa, ma non è più capace di provare meraviglia, non riuscirà più a stupirsi, ed è già morto»

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