Un bartender ha ridato vita all’antico rosolio.

È nato l’Italicus, un’eccellenza italiana

Nei vecchi romanzi ottocenteschi a un certo punto compare, in situazioni conviviali, l’immancabile offerta del cordiale ovvero un liquore leggero con una gradazione non lontana da uno Spritz ma probabilmente con una base più dolce. Ormai del rosolio se n’è persa in qualche misura la memoria. Il rosolio era una miscelazione liquorosa diffusissima in Italia sin dal Rinascimento, quando Caterina de’ Medici lo portò addirittura alla corte di Francia. Il principio non è concettualmente lontano da quello dell’amaro, la differenza principale è che i rosoli erano piuttosto dolci – uno dei più noti era addirittura prodotto con i petali di rose. Grazie all’intuizione del bartender Giuseppe Gallo – un campano trapiantato a Londra, nel 2014 premiato come Best International Brand Ambassador per Martini e tre anni dopo, in occasione del prestigioso Tales of the Cocktail, Best New Spirit a Tales of the Cocktail – il rosolio è tornato a nuova vita. Gallo ha infatti da qualche anno avviato la produzione di un rosolio a base di bergamotto calabrese che ha battezzato Italicus, con cui ha già ottenuto più di cinquanta premi a livello internazionale. Il nuovo rosolio – molto versatile e quindi perfetto da usare in qualunque scaffale pensato per la mixology . «L’idea parte da un paio di presupposti, volevo creare qualcosa di diverso e qualcosa di innovativo nel mercato della miscelazione, in un momento in cui tutti cercavano di replicare un gin, un vermouth o un bitter, io volevo fare qualcosa che in realtà non fosse già disponibile sul mercato. Avendo lavorato molti anni sui vecchi documenti saltava sempre fuori questa parola rosolio. Rosolio, rosolio, rosolio… Mia nonna invece sapeva cos’era, io e i miei coetanei no, lei invece mi diceva con semplicità che era un cordiale, uno di quelli che si bevevano ai suoi tempi. Così ho trovato la ricetta del rosolio di Torino, su un vecchio libro, “Il liquorista pratico” di Luigi Sala, (1897). Siamo partiti da lì, con la ricetta del rosolio di Torino, che si crede fosse quello che veniva bevuto a corte di casa Savoia. Poi ho aggiunto qualcosa di più moderno, il cedro siciliano e il bergamotto IGP calabrese. Volevo sì ricreare qualcosa di antico, ma anche dar vita a qualcosa di nuovo, di diverso, qualcosa di fuori dagli schemi»

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