15 anni senza Oriana

Grande reporter, grande giornalista, grande scrittrice. Anzi “un grande scrittore”.

Il  15 settembre 2006 moriva Oriana Fallaci. “Il grande scrittore” come amava descriversi. Morì a causa di un tumore ai polmoni nella clinica di Santa Chiara a Firenze. Fin da giovanissima mosse i primi passi verso il giornalismo, esortata dallo zio Bruno Fallaci, anche egli giornalista. Partecipò alla Resistenza italiana e fu la prima donna in Italia ad andare al fronte come inviata speciale. Intorno agli anni ’60 venne mandata per conto del settimanale “L’Europeo” in Sud America, Medio Oriente e Asia. All’inizio degli anni ’90 decise di trasferirsi a New York per concentrarsi sulla sua carriera da scrittrice e in seguito agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, in alcuni libri e articoli prese posizione chiaramente (e profeticamente) sull’Islam denunciando la decadenza della civiltà occidentale indifesa contro il fondamentalismo islamico. Subito dopo la tragedia dell’11 Settembre partì all’attacco con «La Rabbia e l’Orgoglio», poi vennero «La forza della passione», «La Forza della Ragione», «Oriana Fallaci intervista se stessa» e «L’Apocalisse». Riscosse successo ma anche critiche feroci. In Francia finì sotto processo con l’accusa di razzismo religioso e xenofobia. Non gli andò meglio in Svizzera, da dove partì una richiesta di estradizione al nostro ministro della Giustizia. E anche in Italia fu accusata di vilipendio all’Islam. Grazie al coraggio che non le era mai mancato (a 14 anni aveva fatto la vedetta per i partigiani, nella sua Firenze), proseguì la sua campagna volta a risvegliare “l’orgoglio” di un popolo, per evitare di abbassare la testa e soccombere di fronte all’ignoranza e alla cieca violenza degli integralisti. Nel corso degli anni si è anche sempre detta favorevole all’intervento militarizzato in Afghanistan, poi cessato proprio in queste ultime settimane. Una voce chiara e inascoltata a dimostrazione della fondatezza del proverbio biblico «nemo propheta in patria» nel silenzio imbarazzato e ipocrita del mainstream che cestina, archivia e silenzia le voci più scomode. E, tutti sanno quanto fosse scomoda, inopportuna e politicamente scorretta, la voce della giornalista fiorentina, autrice di saggi illuminanti e illuminati sull’Islam e sull’Occidente.  «Ci vuole la passione – scrisse in “La forza della passione” – . E se questa non la tirate fuori, non la tiriamo fuori, io vi dico che verrete sconfitti. Che verremo sconfitti. Vi dico che torneremo alle tende del deserto, che finiremo come pozzi senz’acqua. Wake up, then! Sveglia, wake up».  Per i suoi libri e le sue idee, scrisse con malcelato sdegno sparando a zero contro tutti, “la sinistra al caviale e la destra al fois gras ed anche il centro al prosciutto mi hanno denigrata vilipesa messa alla gogna insieme a coloro che la pensano come me”.Lei voleva che l’Occidente alzasse i pugni, montasse la guardia e si difendesse restituendo i colpi presi, puntava il dito contro gli innumerevoli errori politici compiuti nel corso degli ultimi decenni, con una politica dell’accoglienza senza regole che, di fatto, ci poneva in una posizione supina verso chi avremmo dovuto accogliere. Era sempre più convinta del tentativo in atto di islamizzazione dell’Occidente. Pur dichiarandosi atea condivideva profondamente la tesi di Benedetto Croce («non possiamo non dirci cristiani») e, negli ultimi anni della sua vita, dichiarò la sua grande ammirazione verso Benedetto XVI, che riteneva una delle poche personalità all’altezza sulla scena di un’Europa addormentata, imbambolata, in letargo. Lo incontrò in udienza privata nel 2005 (complice il suo amico card. Rino Fisichella) Benedetto, nel 2005. Nessuno seppe mai di cosa parlarono ma di certo tra i due non poteva che esserci sintonia sulle radici cristiane dell’Europa: «L’Unione Europea – scrisse Oriana – nella sua ridicola e truffaldina Costituzione accantona e quindi nega le nostre radici cristiane, la nostra essenza…». Nella sua lunga carriera giornalistica la Fallaci intervistò i più grandi della Terra: re Hussein di Giordania, Yasser Arafat, Reza Pahlavi, Haile Selassie, Henry Kissinger, Indira Gandhi, Golda Meir, Deng Xiaoping, Willy Brandt, Muammar Gheddafi e l’ayatollah Khomeini. Lei fu la prima donna occidentale ad ottenere un’intervista con il capo islamico ma dovette sottostare ad una serie di minute e obbligate osservanze prima di potersi presentare davanti a lui, compreso il chador, da indossare obbligatoriamente. La Fallaci esordì proprio parlando del chador: «Lo usano tutte e sembrano sciami di pipistrelli umiliati». Infine passò alla storia per il gesto coraggioso di levarsi di dosso il chador che le avevano imposto chiamandolo «stupido cencio da medioevo».Come dicevamo all’inizio, alla Fallaci non mancava il coraggio. E lo ebbe sino alla fine, combattendo contro il cancro ai polmoni che l’aveva colpita e di cui lei non aveva paura di parlare, definendolo “l’alieno“.

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