L’Almanacco de «il Caffè» –1978: LA STRAGE DI VIA ACCA LARENTIA

Tre ragazzi, giovanissimi, vennero trucidati dall’odio politico in un tempo in cui “fare politica” significava mettere in gioco la propria vita.

Verso le 18:20 alcuni giovani si apprestavano a uscire dalla sede romana del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia, nel quartiere Tuscolano, quando furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche.
Uno dei militanti, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di Medicina e chirurgia, rimase ucciso sul colpo. Lo studente diciottenne Francesco Ciavatta, pur ferito, tentò di fuggire lungo la scalinata situata a lato dell’ingresso della sezione ma, inseguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena: morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale. Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell’agguato tra i militanti missini, fu organizzato sul luogo della tragedia un “flash mob” ante litteram di protesta e a seguito degli scontri morì anche Stefano Recchioni, 19 anni, ucciso da un proiettile sparato da un carabiniere.

Erano i famigerati “anni di piombo”, un’epoca in cui nei cortei si sentivano frasi come «uccidere un fascista non è reato».
L’agguato fu poi rivendicato tramite un’audiocassetta fatta ritrovare accanto a una pompa di benzina, in cui la voce contraffatta di un giovane leggeva a nome dei “Nuclei Armati di Contropotere territoriale” il seguente comunicato: «Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadrista. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d’Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell’accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all’uso delle armi.»
Nel primo anniversario della strage, il 10 gennaio 1979 furono uccisi altri due militanti di destra: Alberto Giaquinto e Stefano Cecchetti. 

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Nel 1988, in un covo delle Brigate Rosse, in via Dogali a Milano, fu rinvenuta una mitraglietta “Skorpion”, una delle armi utilizzate nell’agguato. Gli esami balistici svelarono che quella stessa arma venne utilizzata anche in altri tre omicidi firmati dalle B.R.: quello dell’economista Ezio Tarantelli nel 1985, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti nel 1986 e del senatore democristiano Roberto Ruffilli nel 1988.
Nel corso degli anni, più volte si è parlato dell’esigenza d’intitolare una strada romana alle tre vittime della strage.

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