di Stefano Poma
Clicca qui per acquistare il libro: https://amzn.to/4geefyP
Edda Mussolini non fu una comparsa. Né un semplice ornamento del regime, una figura di famiglia esibita per rendere i dittatori più simili agli altri uomini. Fu qualcosa di più scomodo: una figlia. E, in certi momenti, la figlia per eccellenza. Non soltanto perché Benito Mussolini sembrava preferirla agli altri figli, ma perché in lei riconosceva qualcosa di sé: la ribellione, la durezza, il gusto della sfida, l’inclinazione a vivere sempre oltre il limite. Edda non nacque nel fascismo. Nacque prima, quando il fascismo era ancora lontano e Mussolini era soltanto un socialista romagnolo con pochi soldi, molto rancore e una smisurata fiducia nel proprio destino.
All’anagrafe fu registrata come figlia di madre ignota, secondo l’uso del tempo per i nati fuori dal matrimonio. È già, in piccolo, un segno. La bambina che un giorno porterà uno dei cognomi più pesanti d’Italia entra nel mondo sotto il marchio dell’irregolarità. E irregolare, in fondo, lo rimase sempre. Lo fu da ragazza, insofferente alle regole domestiche e alle convenzioni. Lo fu da donna, quando attraversò il regime senza mai assomigliare davvero al modello femminile celebrato dalla propaganda. Non fu la madre prolifica e rurale, né la sposa devota. Fumava, portava i pantaloni, provocava scandali, amava il rischio e la velocità. Il fascismo celebrava la donna come fattrice della patria. Lei sembrava fatta apposta per contraddirlo.
Ma il punto non è il folclore. Attraverso Edda si può vedere il fascismo da dentro, nel luogo in cui il potere si spoglia della divisa e resta in maniche di camicia. Non il fascismo delle adunate, ma quello delle stanze di famiglia. Non il Duce del balcone, ma il padre che insegna a non piangere, che pretende il coraggio come una disciplina. In Edda quell’educazione attecchì profondamente: imparò presto a nascondere le ferite sotto la spavalderia. Poi venne il resto: Galeazzo Ciano, il matrimonio politico, le ambasciate, Shanghai, i salotti, Berlino e Capri, la guerra e gli ospedali da campo.
E infine la tragedia: il 25 luglio, la caduta del padre, il processo di Verona, la fucilazione del marito, la fuga in Svizzera. Una vita che sembra inventata da un romanziere troppo fantasioso, e che invece la Storia ha scritto da sé con la sua consueta brutalità. Edda fu molte donne insieme: figlia adorante e poi accusatrice, moglie infedele ma pronta a battersi per il marito, mondana e tragica. Raccontarla non significa assolvere il fascismo. Significa osservarlo nella sua dimensione più intima: quella di un sistema che fece della famiglia una scenografia del potere e del potere una tragedia di famiglia. Edda visse al centro di quell’incendio. Ne ebbe il privilegio, il veleno e la cenere.
Stefano Poma
Clicca qui per acquistare il libro: https://amzn.to/4geefyP
Segui il nostro canale YouTube: https://www.youtube.com/c/LUniversaleditore/join
Scopri il catalogo dei nostri libri: https://www.luniversaleditore.it/category/libri/
Sostieni il nostro lavoro con una donazione: https://paypal.me/luniversaleditore
