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Enrico Toti, l’eroe zoppo che morì in piedi

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Il 6 agosto 1916, mentre infuriava la sesta battaglia dell’Isonzo, un volontario zoppo e mutilato cadeva colpito a morte su quota 85, poco oltre Monfalcone. Si chiamava Enrico Toti, era romano, ex ferroviere, ex ciclista, bersagliere per amore della patria e per sfida al destino che gli aveva tolto una gamba. Non apparteneva a nessun corpo glorioso se non alla propria volontà. E tanto bastava.

L’attacco era cominciato da poche ore. L’aria tremava per l’artiglieria, e i nostri salivano, metro dopo metro, sulle pietraie insanguinate del Carso. Toti era lì, con la sua stampella. Non avrebbe dovuto esserci. Ma c’era. Perché la guerra, quella vera, la fanno anche gli uomini che nessuno vuole, che nessuno chiama, ma che arrivano lo stesso.

Lo videro cadere una prima volta, ferito. Si rialzò. Gridava, sparava, e il sangue colava giù dal corpo già provato. “Viva l’Italia! Viva Trieste! Viva i bersaglieri!”, urlava. E mentre il nemico retrocedeva, lui raccolse la sua gruccia – quella che gli aveva permesso di marciare con i bersaglieri come se avesse ancora entrambe le gambe – e la lanciò contro gli austriaci. Un gesto inutile e meraviglioso. Poi ricadde. Questa volta per sempre.

Qualche giorno dopo, il 9 agosto, le nostre truppe entravano a Gorizia. Era la prima vera vittoria della guerra, dopo due anni di fango e di sangue. Ma in quel momento, agli occhi di molti italiani, Gorizia aveva già un volto. Era quello di un soldato mutilato che moriva come si muore in leggenda: in piedi.

Il «Corriere della Sera» gli dedicò, il 10 settembre, un articolo a tutta pagina. “La medaglia d’oro a Enrico Toti”, titolava il quotidiano di via Solferino. E nel sottotitolo, quasi incredulo: “Come s’arruolò e come morì un mutilato”.

L’onorificenza fu concessa dal Duca d’Aosta, comandante della Terza Armata. Ma a voler essere onesti, la medaglia Enrico Toti se l’era già appuntata da solo sul cuore, nel momento in cui decise che una gamba in meno non era una scusa per restare a casa.

Di lui, si disse molto dopo. Ma non abbastanza. Perché Enrico Toti non fu un eroe da cartolina, ma un uomo vero. Uno di quelli che fanno grande un Paese anche quando il Paese, distratto, non li riconosce subito. Uno zoppo, sì. Ma che alla Storia seppe andare incontro correndo.

Stefano Poma


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