Il problema dell’esoterismo nel Maimonide di Leo Strauss

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In questo breve testo intendo spiegare l’interpretazione che Leo Strauss, autore del secolo scorso, diede della filosofia di Maimonide, filosofo ebreo del medioevo. Questa interpretazione ruota essenzialmente attorno a due argomenti che sono la “razionalità” all’interno del pensiero maimonideo e la “scrittura reticente” con la quale lo stesso occultò la sua dottrina esoterica tra le righe della Guida dei perplessi. Strauss si occupò del primo argomento durante gli anni Trenta in Filosofia e Legge mentre affronta il secondo a partire dagli anni Quaranta in Il carattere letterario della “Guida dei perplessi” quando la sua teoria ermeneutica, ispirata in buona parte da Maimonide, aveva già una forma compiuta.

Affronterò questi due argomenti capovolgendo il loro ordine cronologico. Mi occuperò prima della reticenza di Maimonide mostrando come questo autore, agli occhi di Strauss, nascose le sue tesi più importanti, per poi parlare esplicitamente del suo pensiero e definire che cosa viene nascosto e perché. L’obiettivo finale e il tema centrale del testo è quello di mettere in luce il fatto che, secondo l’interpretazione di Strauss, questi ultimi quesiti coincidono: il fatto che Maimonide occulti il suo pensiero è una diretta conseguenza, una conseguenza necessaria, della verità a cui il suo razionalismo conduce, verità che non può essere espressa se non allo stesso tempo velandola. La risposta a queste domande può essere data soltanto chiarendo la differenza che vige tra filosofia e Legge nel sistema maimonideo, la stessa che distingue il filosofo dal profeta.

Marco Floris

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