di Marco Mensi
Roberto Vannacci propone una destra identitaria e radicale: immigrazione, remigrazione, famiglia, aborto, eutanasia e Unione Europea. Un programma che rompe con la destra tradizionale e punta a conquistare un elettorato rimasto finora senza rappresentanza.
Per capire Roberto Vannacci non basta ascoltare le provocazioni o fermarsi alle polemiche che puntualmente accompagnano ogni sua dichiarazione. Bisogna guardare alle idee che propone. Ed è qui che il fenomeno diventa politicamente interessante, perché Vannacci occupa uno spazio che in Italia, almeno con questa nettezza, era rimasto sostanzialmente vuoto. Il suo è un programma identitario, fortemente conservatore sui diritti civili e radicalmente critico verso una parte dell’assetto politico europeo. Il tema più esplosivo è naturalmente l’immigrazione.
Un conto è sostenere l’espulsione degli immigrati presenti illegalmente sul territorio nazionale: posizione che appartiene da tempo anche a partiti della destra tradizionale. Altro è parlare di “remigrazione”, estendendo il problema anche agli stranieri regolarmente residenti che non sarebbero sufficientemente integrati o assimilati. È qui che il discorso cambia natura e diventa molto più radicale. Poi c’è la famiglia. Vannacci insiste sul modello formato da un uomo e una donna e sulla convinzione che un bambino debba avere un padre e una madre.
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Da questa impostazione deriva l’opposizione alle adozioni da parte delle coppie omosessuali e, più in generale, a quella trasformazione dei costumi che negli ultimi decenni ha portato anche in Italia al riconoscimento delle unioni civili. Ancora più netta è la posizione sull’aborto: nel programma politico descritto durante la live emerge la volontà di rimettere in discussione la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. A questo si accompagna la contrarietà all’eutanasia e al suicidio assistito. È insomma una concezione della società che non vuole semplicemente rallentare il cambiamento, ma in alcuni casi riportare indietro le lancette dell’orologio. Sul piano internazionale ed europeo il quadro è altrettanto radicale: forte euroscetticismo, critica dell’Unione Europea e recupero della sovranità nazionale, fino alla prospettiva di un ritorno alla moneta nazionale.
È proprio questa combinazione a spiegare una parte del successo di Vannacci. Il generale dice ciò che gli altri partiti di destra spesso pensano, suggeriscono o lasciano intendere, ma difficilmente trasformano in un programma così esplicito. Ed è questa la sua forza politica: occupare uno spazio lasciato libero. Che poi quelle proposte siano concretamente realizzabili è un altro discorso. In politica, del resto, spesso non si conquista il consenso promettendo ciò che si può fare, ma dando voce a ciò che una parte dell’elettorato vuole sentirsi dire.
Marco Mensi
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