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Nel testo l’autrice ha inteso presentare un lavoro di ricerca e analisi approfondito e metodologicamente dettagliato riguardo l’istituto giuridico dell’apparentia iuris. Tale principio dell’ordinamento giuridico è rinvenibile in quelle situazioni in cui, in presenza di circostanze univoche ed obiettive, una data realtà inesistente appare come esistente inducendo così in errore un soggetto. Nel primo capitolo sono analizzate le coordinate teoriche, ovvero quali sono le circostanze in cui si configura una situazione oggettiva che trae in inganno il terzo. Questo caso è classificato dalla dottrina come forma pura od oggettiva, in questo caso il soggetto è tratto in inganno perché convinto che lo status di fatto rispecchi la realtà giuridica e, quindi, l’errore è scusabile.
Di qui la differenza tra la cosiddetta apparenza colposa, ovvero quelle circostanze direttamente imputabili, e quindi colpose, al comportamento di un soggetto. Va da sé che tale principio costituisce un utile metro di giudizio per tutte quelle situazioni che si configurano al margine e/o in una zona d’ombra rispetto a quegli istituti di più chiara applicazione ai dei casi concreti. Da qui l’accostamento del principio del possesso a quello dell’apparentia iuris. La natura giuridica del possesso infatti viene individuata in una situazione de facto alla quale il nostro ordinamento ricollega effetti giuridici ed accorda specifica tutela. Perché si configuri una situazione reale di possesso, e non semplice detenzione, è necessaria la sussistenza dello Ius Possidendi cioè il diritto di un titolare di potere giuridico su una cosa di possederla realmente.
Nel caso di un immobile lo Ius Possidendi è dimostrato dal titolo giuridico che ne attesti il possesso. Rispetto al tema del rapporto tra il possesso e l’istituto dell’apparenza, la tutela del possesso troverebbe il suo fondamento principale in una parvenza di diritto, per cui il legislatore preferirebbe accordare tutela a chi appare effettivo titolare del diritto, nulla vieta però che in un momento successivo l’effettiva titolarità del diritto va-da effettivamente verificata. Dunque sulla base di tale interpretazione, la tutela possessoria avrebbe carattere provvisorio, in quanto tutela dell’apparenza, infatti essa è destinata ad essere soppiantata dalla tutela della situazione reale.
Utile ai fini della comprensione è l’inquadramento storico dell’istituto che viene effettuato nell’ambito dello studio operato con metodo casistico e critico, riguardo tutte le principali fattispecie di applicazione giurisprudenziale (autentica, solo dichiarata od anche al fine espressamente esclusa) dell’apparentia iuris, dalla rappresentanza apparente, a sua volta affrontata nei suoi ben distinti – e spesso in verità confusi – ambiti applicativi e dalla società apparente alle più innovative ipotesi di responsabilità da apparenza. Molto interessante è il riferimento al principio sancito dalla Suprema Corte di Cassazione Civile e di qui la disamina di specifici casi in cui si ritenga applicabile o meno la suddetta sentenza, che portano alla conclusione secondo cui la pronuncia non avrebbe solo la funzione di tutelare l’affidamento incolpevole del terzo in buona fede, ma anche quello di sanzionare la colpa del soggetto falsamente rappresentano.
Il lavoro analizza altresì, in modo comparativo, l’istituto nei di-versi ordinamenti giuridici europei prendendo in esame la Francia, la Germania e il Belgio. Un lavoro che si presenta molto ben articolato, e che offre molteplici spunti di riflessione e propone un approccio unificante e significativo all’argomento in questione, mettendo in luce una serie di aspetti utili ad una comprensione attenta e puntuale dell’istituto giuridico in questione. Un lavoro che è ancora una volta espressione di un grande impegno e di una ars scribendi di grande raffinatezza e di pregiato stile.
Maria Teresa Corrado
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