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Il grande incendio di Roma e il tramonto di Nerone

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Quando, nell’estate del 64 d.C., Roma fu devastata dal grande incendio, gli abitanti non rimasero del tutto sorpresi: gli incendi erano frequenti in una città costruita in gran parte in legno, con grandi edifici traballanti e botteghe stipate ovunque. Ma quell’incendio fu diverso. Distrusse dieci quartieri e, soprattutto, divenne immediatamente un fatto politico. Nerone colse l’occasione per progettare la sua immensa Domus Aurea, e questo bastò perché senatori e moralisti lo accusassero di aver provocato lui stesso l’incendio. Tacito non lo dice apertamente, ma lascia sospettare che molti romani ci credessero.

Qualcuno doveva essere punito e il potere indicò i cristiani. Erano pochi, mal visti, percepiti come una setta ostinata e separata dal resto della società. Divennero un capro espiatorio ideale e la tradizione vuole che proprio in questa persecuzione abbiano trovato la morte Pietro e Paolo. Ma il clima politico non migliorò.


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Nel 65 esplose la congiura dei Pisoni, questa volta una congiura autentica, sostenuta da una parte dell’aristocrazia. La repressione portò alla morte di figure di primo piano come Seneca, Petronio e il giovane poeta Lucano, quasi a voler colpire non solo i cospiratori, ma l’intero ambiente culturale vicino al potere. Intanto, nelle province orientali, Roma affrontava tensioni più gravi. In Armenia l’influenza romana parve rafforzarsi, ma in Giudea scoppiò una rivolta generale destinata a prolungarsi per anni e a concludersi solo nel 70, con Tito e la distruzione del Tempio di Gerusalemme.

Alla fine, la somma dell’ostilità senatoria, del malcontento nell’esercito e della debolezza politica costrinse Nerone alla fuga. Abbandonato da quasi tutti, si tolse la vita nel 68. La storiografia senatoria e quella cristiana lo dipinsero come un tiranno spietato; ma il popolo di Roma, che aveva goduto di spettacoli, distribuzioni di grano e interventi pubblici, ne mantenne un ricordo sorprendentemente positivo. Ed è questa doppia memoria, tra condanna e nostalgia, che rende la figura di Nerone una delle più complesse e ambigue di tutta la storia romana.

Mario Schietto