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Storia di guerra: difesa e attacco negli ultimi due secoli (terza parte)

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Altro discorso è quello legato all’utilizzo di armi del tutto nuove: tra queste, certamente la più determinante, per superare le linee fortificate e difese da filo spinato, si rivelò il carro armato. Non a caso, all’inizio, quasi nessuno, tra i comandanti, si disse favorevole all’impiego su vasta scala dei primi carri: va anche detto che l’inglese Mk.I, il primo mezzo corazzato ad essere impiegato in guerra, aveva enormi limiti operativi, sia per la lentezza che per la scarsa affidabilità. Però, esso dimostrò, soprattutto le rarissime volte in cui venne impiegato autonomamente e non come blockhaus mobile per la fanteria, che le trincee si potevano superare agevolmente. L’idea di un utilizzo del carro armato come “tank cruiser”, ossia come una nave da guerra sulla terra, era ancora di là da venire, ma, nelle Fiandre, i primi impieghi di centinaia di mezzi corazzati in un’unica offensiva diedero risultati formidabili.

Entro la fine del conflitto, tutti gli eserciti si erano dotati di mezzi corazzati: tanto carri armati (a cingoli) quanto autoblindate (su ruote), ma, come vedremo, questo dato sarebbe caduto nel vuoto, per i conflitti a venire. Lo stesso dicasi, con qualche differenza, per lo sviluppo dell’aeroplano come mezzo bellico: la prima parte del conflitto vide, addirittura, un acceso dibattito tra i sostenitori dei più leggeri dell’aria, ossia i dirigibili, e quelli dell’aereo. Poco alla volta, apparve evidente l’importanza di detenere il dominio dei cieli, tanto che, già agli inizi del 1916, durante la battaglia di Verdun, la supremazia aerea fu considerata un fattore determinante dello scontro. Nel corso della guerra, si svilupparono le diverse specialità dell’arma aerea, e, alla fine del conflitto, in pratica, esisteva già una moderna aeronautica: tuttavia, anche i dati emersi nella Grande Guerra sull’uso operativo, tattico e strategico, dell’aeroplano, furono ampiamente trascurati nel periodo tra le due guerre.

In particolare, pochissimi si resero conto di come l’aviazione avesse reso del tutto obsolete le gigantesche navi da guerra e i loro colossali cannoni, la cui portata, per quanto eccezionale, era decine di volte inferiore al raggio d’azione di un aeroplano. La retorica militare completò l’equivoco, esaltando soprattutto l’azione bellica di tipo ottocentesco: l’assalto alla baionetta e il gesto cavalleresco, contribuendo grandemente alla perpetuazione di un concetto di combattimento antiquato e poco attento, quando non ostile, alle innovazioni tecnologiche.

Certamente, negli anni Venti e Trenta, non mancarono isolati sostenitori della necessità di un completo cambio di prospettiva nei confronti dei criteri di conduzione di una guerra moderna: tra questi, futuri statisti, come Churchill e De Gaulle e grandi storici militari, come Liddell Hart. In generale, tuttavia, quasi nessuno, nel mondo militare, si era davvero reso conto di quanto veloce ed importante potesse essere lo sviluppo tecnologico e scientifico nel XX secolo e come fossero cambiati i presupposti tattici e strategici, nel breve volgere di qualche anno, in cui si passò, di fatto, da un conflitto di marca napoleonica ad una guerra moderna, basata su mezzi tecnologici sviluppati ed efficienti. Ancor di più sarebbe apparsa rapida questa evoluzione nella seconda guerra mondiale, in cui si sarebbe passati, nel giro di cinque anni, dal biplano al bireattore e dalla bomba a mano alla bomba atomica.

I generali, nel 1939, però, non avevano ancora metabolizzato questa grande lezione della storia moderna e, in sostanza, avevano commesso lo stesso tipo di errore che li aveva condizionati allo scoppio della Grande Guerra: se, nel 1914, pensavano ad una guerra di movimento, basata sulla manovra, e si trovarono impantanati nelle trincee, nel 1939, erano pronti a difendere giganteschi sistemi fortificati, come la linea Maginot o i forti belgi, e dovettero affrontare la guerra più estesa territorialmente e manovrata della storia militare. Sempre un passo indietro, in definitiva!

Marco Cimmino


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