Con La Rivolta di Varsavia – agosto 1944 – si intende un’azione militare della resistenza polacca contro l’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Promossa dall’Armia Krajowa, l’esercito clandestino legato al governo polacco in esilio a Londra, aveva l’obiettivo di liberare Varsavia prima che la città venisse occupata dall’Armata Rossa e così riaffermare la sovranità nazionale, evitando che il controllo politico venisse imposto da Mosca.
La rivolta ufficialmente cominciò alle ore 17:00 del primo agosto, dopo anni di preparazione. Gli insorti riuscirono nei primi giorni a prendere il controllo di varie parti della città, ma non riuscirono a conquistare punti strategici essenziali come le ferrovie e i punti di comunicazione principali.
I tedeschi, sotto ordine diretto di Hitler, reagirono con enorme violenza, inviando contingenti speciali, tra cui le SS e diverse brigate. Durante le settimane successive, l’insurrezione si trasformò in un combattimento estenuante: rifornimenti e armamenti scarseggiavano, vi furono attacchi violenti contro i civili, distruzioni sistematiche degli edifici e bombardamenti erano continui.
Una questione centrale della rivolta è il mancato intervento dei sovietici. Benché l’Armata Rossa si trovasse vicino al confine di Varsavia, le truppe non fecero nulla per aiutare i combattenti polacchi. Questo contribuì pesantemente al destino della rivolta.
Dopo 63 giorni di combattimento, il 2 ottobre 1944 la resistenza polacca si arrese. Gli insorti sopravvissuti furono presi prigionieri. La città, massicciamente danneggiata, fu rasa al suolo dai tedeschi nei mesi successivi. Le perdite furono enormi: circa 150-200mila civili morti, tra bombardamenti, massacri, fame e malattie; decine di migliaia tra i combattenti furono uccisi o feriti. La Rivolta di Varsavia è diventata un simbolo del coraggio, del patriottismo e del sacrificio. Ogni 1° agosto in Polonia si celebra il giorno del ricordo dell’insurrezione alle 17:00, l’“ora W”.
Lidia Farci
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