Il dilemma del vaccino

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Ambulatorio di oncoematologia pediatrica. Un giorno qualsiasi, un ospedale qualsiasi. L’espressione del medico è severa, il tono di voce calmo, ma serio. Troppo serio. Qualcosa non va. Nella stanza echeggiano tecnicismi medici, cercano di spiegarti in un linguaggio più comprensibile e l’accento cade sulle parole più importanti, quelle che fanno più paura. Non vorresti mai sentirle. Soprattutto quando si parla di tuo figlio, il tuo bambino, che sta per iniziare la prima elementare. Tumore del sangue. Leucemia. Ti spiegano che la situazione è risolvibile, ci sono delle terapie che funzionano molto bene, non bisogna perdere la calma. Ci vogliono solo coraggio, pazienza e fiducia. Il bambino tornerà presto alla vita di tutti i giorni, bisogna solo prendere alcuni accorgimenti; le terapie aumentano la suscettibilità alle malattie infettive e non è possibile fare i vaccini, il sistema immunitario non sarebbe capace di sfruttare il loro potere. Ma c’è “l’effetto gregge”: i suoi amichetti si vaccineranno sicuramente e questo sarà uno scudo per la salute del bambino, impedendo ai vari germi di circolare all’interno della comunità. Una protezione solidale che le famiglie dei bambini sani mettono in atto per proteggere quelli più deboli. Solo grazie all’immunità di gregge il bambino potrà essere andare a scuola e giocare, libero dal pericolo delle malattie infettive per le quali esiste un vaccino.

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Ma non sempre è così. Si è diffusa nella comunità mondiale una paura nei confronti dei vaccini. Accanto a questa c’è una crescente sfiducia nella comunità medico-scientifica e il risultato è un crescente calo nella copertura vaccinale della popolazione generale; e in Italia, questo trend è più forte che in altri paesi. Per capire la situazione basta osservare i dati che vengono forniti dagli osservatori sanitari mondiali. Per la poliomielite, malattia virale altamente contagiosa che nell’1% dei casi porta a complicanze neurologiche gravissime o morte, il tasso di vaccinazione è calato dal 96.8% del 2004 al 93.43% del 2015; ben al di sotto della soglia dell’obiettivo minimo. Questo comporta il terribile rischio che una così grave patologia possa nuovamente circolare fra la nostra popolazione dopo che, nel 2002, l’Europa è stata dichiarata libera dalla poliomielite.

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Per il morbillo invece, malattia virale esantematica con un tasso di mortalità che arriva allo 0.2% (10% nei paesi in via di sviluppo), e con altrettante probabilità di subire danni neurologici permanenti, il tasso di vaccinazione si è abbassato da un 90.35% del 2013 ad un insufficiente 85.29% del 2015. Siamo fra i peggiori in Europa. Appena a metà del 2017 abbiamo già ricevuto 2581 segnalazioni (più del 95% non vaccinati o vaccinati con una sola dose). La peggiore epidemia da anni. E grazie a questo triste record, l’Italia è stata inserita nella lista dei “paesi ad alto rischio morbillo” per i viaggiatori statunitensi.

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Potremmo andare avanti con altri dati su ogni patologia per la quale è possibile vaccinarsi, ma l’andamento è sempre lo stesso. I dubbi che un genitore ci pone, quando sta valutando se vaccinare o no il proprio bambino, sono molti. Così come sono molte le risposte che noi medici possiamo dare per risolvere tali dubbi; risposte supportate da un’enorme mole di dati.

I vaccini sono all’origine dell’autismo. Abbiamo visto come questo dubbio sia già stato abbondantemente studiato, sviscerato e risolto (link). La risposta è no, non esiste alcuna correlazione fra vaccini e autismo.

I vaccini contengono additivi pericolosi, primo fra tutti il mercurio. Non è vero. I vaccini non contengono più mercurio da molti anni. Sono farmaci sicuri, testati centinaia di volte, che in alcuni casi contengono tracce infinitesimali di sali di alluminio, i quali ne potenziano l’azione, permettendo di ridurre la dose da somministrare.

Con la vaccinazione vengono inoculati troppi agenti patogeni assieme, il sistema immunitario di un bambino non è in grado di rispondere adeguatamente ad un simile carico. Anche questa affermazione è falsa. Se così fosse il bambino nella sua infanzia sarebbe costretto a crescere in una stanza asettica, isolato dal resto del mondo. Infatti ogni essere umano, dal momento in cui viene al mondo, sino alla sua morte, entra in contatto quotidianamente con migliaia di agenti patogeni, tutti assieme. Il latte materno aiuta in parte il sistema immunitario in questa azione di difesa per alcuni mesi, ma non lo sostituisce.

I vaccini possono causare reazioni avverse. Questo è vero. Ma meno di quanto si possa pensare. I vaccini, come qualunque altro trattamento medico, purtroppo non sono esenti da rischi. I ricercatori lavorano quotidianamente per fare in modo che tali eventualità siano sempre più remote e il rischio di reazione avversa da vaccino è ben calcolato, noto e scritto nero su bianco sul foglietto illustrativo. Quello che bisogna fare è valutare rischi e benefici. I dati ricavati dagli studi e dall’esperienza di secoli di scienza medica, ci dicono che i primi superano notevolmente i secondi. Per fare un esempio pratico, è enormemente più probabile che si abbia una reazione avversa moderata-grave in seguito ad una cena in ristorante, piuttosto che in seguito a vaccinazione.

Le case farmaceutiche guadagnano dalla vendita dei vaccini. Altra verità. Le case farmaceutiche non sono enti di beneficienza, sono imprese che devono generare profitto e lucrano sulla nostra esigenza di salute. Ma il fatturato generato dalla vendita dei vaccini è un’inezia rispetto a quello generato dalla vendita di altri farmaci che si usano quotidianamente e senza alcuna remora. Parlando in termini pratici, nel 2014 la spesa sanitaria nazionale per i vaccini ammontava ad un totale di 317.9 milioni di euro (1.4% della spesa sanitaria totale italiana). Nello stesso anno, lo Stato italiano ha speso tre volte tanto per farmaci inibitori di pompa protonica (noti comunemente come protettori gastrici).

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Alla luce di tali fatti, sostenuti da un enorme numero di studi scientifici, appare difficile comprendere come dubbi e diffidenza nei confronti dei vaccini possano continuare a sopravvivere. È possibile che si instauri un meccanismo che fa leva sulle paure delle persone e sulla loro, giustificata, ignoranza in materia, alimentando il sospetto. Quando però si dubita della veridicità di ogni singolo dato che si oppone al sospetto, si sta costruendo un muro contro il dialogo e si rendono necessarie misure drastiche. Se poi, a dubitare della veridicità dei dati sono anche medici e biologi (molto pochi), significa che la situazione è veramente preoccupante. Ecco perché, in una tale situazione di emergenza, il governo italiano ha ritenuto indispensabile agire immediatamente e severamente contro i genitori che non faranno eseguire le dodici vaccinazioni obbligatorie presenti nel decreto legge. In California provvedimenti simili hanno dato risultati immediati, elevando il tasso di vaccinazione di quasi cinque punti percentuali in due anni. Certo è che, da questo momento, sarà ancora più importante portare avanti delle campagne di informazione su importanza, efficacia e sicurezza delle vaccinazioni. Solo in questo modo sarà possibile sensibilizzare i genitori a chiedere la vaccinazione per i loro figli, spinti da un ragionamento informato e consapevole, non dal timore di misure punitive da parte dello Stato, evitando in futuro di trovarci nuovamente in simili drammatiche situazioni.

Sergio Pinto

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