L’Universale editore


Il delitto Matteotti (quarta parte)

Dopo l’omicidio di Giacomo Matteotti, Mussolini fece il colpo di mano, e il 3 gennaio del ’25 pronunciรฒ il discorso che anticipava la nascita della dittatura.

Quel fatale 3 Gennaio del 1925, Mussolini, si presentรฒ al Parlamento. L’idea generale era quella di un cadavere ambulante che sarebbe andato dal suo becchino per farsi seppellire. Non fu cosรฌ. Chi si aspettava un uomo rovinato nella reputazione e ormai in procinto di dimettersi, assistette invece al coup de thรฉรขtre del Primo Ministro che nella Camera esordรฌ in questo modo: ยซL’articolo 47 dello Statuto dice: “La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli dinanzi all’Alta corte di giustizia”. Domando formalmente se in questa Camera, o fuori di questa Camera, c’รจ qualcuno che si voglia valere dell’articolo 47โ€. Alla sua domanda nessuno rispose. Per un breve, ma intenso istante, Mussolini squadrรฒ quell’Assemblea di uomini incravattati dinanzi a lui. Riprese con voce forte: ยซIl mio discorso sarร  quindi chiarissimo e tale da determinare una chiarificazione assoluta. Sono io, o signori, che levo in quest’Aula l’accusa contro me stesso. Si รจ detto che io avrei fondato una Ceka. Dove? Quando? In qual modo? Nessuno potrebbe dirlo!โ€.

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Mussolini, definรฌ le polemiche che dall’inizio dell’estate avevano imperversato fino a quel giorno, una forma di sciacallaggio abile a sfruttare la morte di Matteotti a fini politici: ยซLe piรน fantastiche, le piรน raccapriccianti, le piรน macabre menzogne sono state affermate diffusamente su tutti i giornali! C’era veramente un accesso di necrofilia! Si facevano inquisizioni anche di quel che succede sotto terra: si inventava, si sapeva di mentire, ma si mentiva. E io sono stato tranquillo, calmo, in mezzo a questa bufera, che sarร  ricordata da coloro che verranno dopo di noi con un senso di intima vergognaโ€. Parlรฒ di una situazione di disordine politico causata del comportamento degli “aventinisti”, definito sedizioso. A quel punto la maschera venne finalmente gettata: ยซSi inscena la questione morale, e noi conosciamo la triste storia delle questioni morali in Italia. Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il Popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilitร  politica, morale, storica di tutto quanto รจ avvenuto. Se le frasi piรน o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non รจ stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventรน italiana, a me la colpa! Se il fascismo รจ stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!โ€.

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Riconducendo ad un contesto storico e politico gli avvenimenti e le azioni compiute, giustificรฒ la necessitร , in nome dell’ordine e della pacificazione del Paese, di una svolta repressiva delle forme politiche destabilizzanti. A chi, intimorito e rassegnato,ย  rimaneva muto, si alternavano invece i sostenitori che, euforici, si abbeveravano alla fonte dell’abile retorica mussoliniana. La conclusione del discorso non lasciava, infatti, spazio a dei dubbi: vi erano due fazioni in lotta. Risultando irriducibili entrambe, l’unica soluzione logica sarebbe stata l’uso della forza: ยซL’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillitร , vuole la calma laboriosa. Noi, questa tranquillitร , questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se รจ possibile, e con la forza, se sarร  necessario. Voi state certi che nelle quarantott’ore successive a questo mio discorso, la situazione sarร  chiarita su tutta l’area. Tutti sappiamo che ciรฒ che ho in animo non รจ capriccio di persona, non รจ libidine di Governo, non รจ passione ignobile, ma รจ soltanto amore sconfinato e possente per la patriaโ€.

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Queste parole furono l’epilogo di una drammatica e travagliata stagione politica. La lotta tra due diverse concezioni politiche dalle scaramucce verbali era cresciuta d’intensitร , degenerando in violenza e aveva raggiunto le estreme conseguenze con l’omicidio. In quel periodo non mancarono episodi di ferocia, segno di un’inconciliabilitร  totale tra le parti. Il fascismo e il suo artefice, Mussolini, uscirono vincitori da questa lotta. Nei giorni successivi vennero dichiarati decaduti dalla loro carica i deputati dell’Avventino e la libertร  di stampa e di associazione vennero limitate. Nessuno dei colpevoli dell’omicidio Matteotti venne punito. Qualcuno pensรฒ che la vittima fosse morta una seconda volta. Decenni dopo, nell’Italia ormai repubblicana, sarebbe emerso un altro possibile movente dietro il delitto Matteotti: una borsa che la vittima aveva con sรฉ il giorno del suo rapimento. Tale borsa avrebbe contenuto dei documenti compromettenti riguardanti delle tangenti versati dalla societร  petrolifera americana Sinclair Oil ad esponenti del partito fascista (tra questi al giornale diretto dal fratello di Mussolini, Arnaldo), in cambio di concessioni petrolifere vantaggiose. Qualunque fosse la veritร , in quei giorni un regime dispotico e paternalista prese piede e la sua parabola si sarebbe conclusa vent’anni dopo tra le macerie di un’Italia distrutta e con il corpo senza vita di colui che si credeva il nuovo Cesare.

Stefano Carta

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