L’Universale editore


Analisi di Dante, l’incanto che si ripete

Articolo tratto dal quinto numero de «Il Caffè» del sette novembre 2020. 

Leggo Aldo Cazzullo, metto il suo ultimo libro sul lettino e ricordo le parole di Indro Montanelli: «Conosco alcuni studenti che, avendo preparato l’esame di Storia sui miei testi, dicendolo, sono stati clamorosamente bocciati; ma ne conosco molti di più che avendo preparato l’esame di Storia sui miei testi, senza dirlo, sono stati brillantemente promossi». Leggo Cazzullo e ricordo Montanelli perché sostando, e godendo, sul suo bellissimo “A riveder le stelle. Dante il poeta che inventò l’Italia”, edito da Mondadori, senza dirlo, si verrebbe brillantemente promossi: su Dante e sulla Divina Commedia, su Paolo e Francesca, su Farinata e il Papato, su Minosse e Catone l’Uticense, su Ugolino e su Firenze: «Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande/ che per mare e per terra batti l’ali,/ e per lo ‘nferno tuo nome si spande».
Si verrebbe promossi perché non c’è un nome che manchi, non c’è un tema che non apra ad altri temi; perché se Dante è il poeta che inventò l’Italia, Cazzullo è lo scrittore che lo tiene vivo, a settecento anni dalla morte, insieme all’Italia, a ogni singolo e sperduto lembo di questo Paese dove tutto, per dirla con Edmondo Berselli, è sempre provvisorio.

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Scrive Cazzullo: «Dante non è soltanto il padre della lingua italiana. Una lingua che si è mantenuta fresca e viva grazie a lui e ai suoi seguaci, anche se per secoli nella vita quotidiana fuori da Firenze non l’ha parlata nessuno: quasi come l’ebraico, la lingua della Bibbia che gli ebrei non hanno praticato per millenni, fino a quando non sono tornati nella Terra Promessa. Accade a volte che una lingua sia plasmata, salvata e mantenuta viva da un libro: per noi, la Divina Commedia. Dante è anche il padre dell’Italia. Un nome che ripete quasi ossessivamente, fin dal primo canto del suo poema. Dante non pensa a uno Stato italiano, che sarebbe nato solo 540 anni dopo la sua morte. Per lui il potere politico è l’Impero, e il capo è l’imperatore; mentre il Papa deve essere un’autorità spirituale; come è diventato ora. Per Dante, l’Italia è un sogno. Un paradigma di cultura e di bellezza. Ma non è un’entità astratta; è carne, è sangue, è terra”.

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Ecco un libro per i giovani, ecco un libro per gli studenti che bruciano gli occhi sui display pieni di luce e vuoti di anima, ecco un libro per le donne, le donne capolavoro di Dio e di Dante, ecco un libro di carta, con le pagine vergate dopo aver letto e consultato altri indimenticabili libri di carta, come gli studi, non ancora superati, di Anna Maria Chiavacci Leonardi. Ecco un libro per studiare e ripassare la Storia, la Letteratura, la Poesia, che non sono fatte di oggetti mummificati, come ha sempre voluto e preteso una certa accademia, ma di illuminazioni ed eventi palpitanti, di immagini vivide (Dante che palleggia con le arance come Maradona l’ho trovata magnifica), di legami ancestrali, di gente persa e dannata, di amori possibili e impossibili, di ambizioni spropositate, di potere e lussuria, di superbia e miseria, di cadute e risalite, di dolore e speranza. Ecco un libro dove l’incanto magicamente si ripete, passo dopo passo, capitolo dopo capitolo, cerchio dopo cerchio, poiché l’autore ha saputo cogliere e restituirci, con intelligenza, il detto e il non detto, ciò che si è abbondantemente rivelato, spiegato e analizzato e ciò che ancor si cela. A me piace pensare che Cazzullo non si fermerà al solo Inferno, che ci potrà dare la gioia di riattraversare anche Purgatorio e Paradiso. Ora che siamo usciti a riveder le stelle, sarebbe un peccato sottrarsi al resto del cammino.

Davide D’Alessandro

 

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E buona lettura.