L’Universale editore


La storia della madre migrante

La migrante Florence Thompson fu ritratta nel 1936 da Dorothea Lange; in estrema povertà, dovette vendere le gomme dell’auto per sfamare i suoi sette figli.

Mentre gli Stati Uniti affondavano nella Grande Depressione, nel febbraio del 1936 la fotografa Dorothea Lange si trovava in un campo di migranti e poveri a Nipomo, nello Stato della California. Qui, una donna catturò la sua attenzione. Si trattava di Florence Owen Thompson. Madre di sette figli, aveva recentemente perso il marito, malato di tubercolosi. Si cibavano grazie agli animali, spesso uccelli, che i figli riuscivano a catturare. In assoluta povertà, vivevano all’interno di una tenda da campeggio. La fotografa, incuriosita, si avvicinò alla donna e le chiese se potesse testimoniare quello stato d’abbandono, fotografando lei e la miseria nella quale vivevano. Inizialmente Florence fu contraria, ma quando la Lange le disse che le foto sarebbero servite per aiutare chi stava in quelle condizioni, accettò. Le foto vennero pubblicate e la più conosciuta, intitolata “Madre Migrante”, divenne una delle icone più simboliche per i migranti di tutta America. Florence, divenuta famosa, trovò lavoro in un ristorante. Tuttavia, quella nuova vita non piaceva alla donna, la quale trascorse il resto della vita all’interno di una roulotte, che le ricordava la vecchia tenda da campeggio del campo di Nipomo.

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