L’Almanacco de «il Caffè» –1932: nasce Umberto Eco

Lo scrittore Umberto Eco in una immagine di archivio del febbraio 2015 nella sala Carducci della libreria Zanichelli a Bologna, 20 Febbraio 2016. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Critico, saggista, filosofo, semiologo, giornalista e scrittore, è stata una delle personalità culturali più poliedriche in Italia.

Nasce ad Alessandria, si laurea presso l’Università di Torino all’età di 22 anni con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino, poi pubblicata come volume autonomo. Nel 1962 arriva l’exploit con un capolavoro della semiologia, «Opera aperta» un testo divenuto subito fondamentale per capire le evoluzioni della scienza dei segni e adottato da moltissime università. È  stato presidente dell’ “International Center for Semiotic and Cognitive Studies” e presidente onorario dell’ “International Association for Semiotic Studies”.

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A questi titoli accademici prestigiosi  aggiunse il successo planetario del romanzo best seller «Il nome della rosa» (1980) tradotto in 47 lingue dal quale fu tratto un film di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery e Christian Slater. Scrisse anche  «Il pendolo di Foucault», «L’isola del giorno prima» e il romanzo picaresco-medioevale «Baudolino», opere di trascinante narrativa alternando leggende o fatti storici reali, incentrati su temi filosofici e su aspetti legati al mistero inaspettate da uno illustre studioso di filosofia e semiotica. Nel 2015 dà alle stampe l’ultimo romanzo  «Numero Zero», e in cui è ripercorsa la storia politico-giudiziaria dell’Italia del secolo scorso.

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Ovviamente  il nuovo modo di comunicare su internet non poteva non attrarre l’interesse di Eco che passò dalla televisione al web, sognando un “medium” tramite il quale la cultura fosse in grado, finalmente, di propagarsi a macchia d’olio (da ricordare il suo progetto “Encyclomedia). Purtroppo giunse l’amara delusione e finì vittima di un furioso clickbait dopo aver dichiarato – profeticamente! – durante una lectio magistralis all’università di Torino nel 2015 che «i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

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