L’Universale editore


La strage dell’Italicus

Quarantasei anni fa, il 4 agosto 1974, ignoti terroristi neofascisti appartenenti all’associazione segreta Ordine Nero fecero esplodere una bomba ad alto potenziale nella quinta vettura del treno espresso Italicus, causando la morte di 12 persone e il ferimento di altre 50.

Loggia massonica P2, servizi segreti reticenti, neofascisti e governi ombra: sono questi gli ingredienti che il 4 agosto 1974 provocaronoย  la morte di 12 persone e il ferimento di altre 50. Siamo a pochi metri dall’ingresso della Grande Galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, quando una bomba esplode nella vettura numero 5 dell’espresso Roma-Brennero provocando la strage. Fin da subito la matrice fascista dell’attentato รจ dichiarata dagli stessi militanti di Ordine Nero che, tramite un volantino rinvenuto a Bologna il giorno seguente, proclamano la loro diretta responsabilitร : โ€œGiancarlo Esposti – (neofascista morto a Pian del Rascino, in provincia di Rieti, durante uno scontro a fuoco con i Carabinieri n.d.r.) – รจ stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di mortiโ€. Se il volantino non bastasse, alla redazione del Resto del Carlino arriva una telefonata anonima che ammette le medesime responsabilitร : โ€œCon la bomba al tritolo che abbiamo messo sull’espresso Roma-Brennero abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e quando ci pare. Giancarlo Esposti รจ stato vendicatoโ€.

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Gli inquirenti, perรฒ, brancolano nel buio, nonostante avessero immediatamente individuato l’autore del volantino e della telefonata in Italo Bono (personaggio dell’estrema destra bolognese ma poco considerato nell’ambiente per i suoi evidenti problemi psichici), fino a quando Aurelio Fianchini e Felice D’Alessandro (vicini alla sinistra extraparlamentare) evadono dal carcere di Arezzo assieme al camerata Luciano Franci con l’intento di portare quest’ultimo davanti alla stampa per fargli confessare la paternitร  della strage, con la promessa di facilitargli la fuga all’estero. All’ultimo Franci si ricrede, probabilmente conscio dell’inconsistenza del piano di fuga, e cosรฌ i due extraparlamentari di sinistra si ritrovano da soli e se D’Alessandro preferisce non costituirsi, Fianchini prosegue nel piano rilasciando precise dichiarazioni all’ufficio politico della Questura: โ€œIl Franci mi ha confidato che l’attentato al treno Italicus fu opera del Fronte Nazionale Rivoluzionario. Mario Tuti fornรฌ l’esplosivo, Malentacchi Piero piazzรฒ l’ordigno sul treno nella stazione di Santa Maria Novella, e il Franci, che lavorava nell’ufficio postale della suddetta stazione, fece da paloโ€. D’Alessandro non dichiarรฒ nulla alla questura, ma lasciรฒ un appunto particolare tra i suoi diari persi durante la fuga e acquisiti successivamente dall’autoritร  giudiziaria, il 2 febbraio 1975 scrisse infatti: โ€œItalicus: lavoravo a Firenze: vidi uno della questura (?) entrare nel vagone che poi esplose, affacciarsi al finestrino e fare un cenno col capoโ€. I quattro nomi fatti da Fianchini erano giร  noti alla polizia e addirittura una donna aveva direttamente accusato Tuti di essere l’autore della strage. La denuncia era stata raccolta dal giudice Mario Marsili, genero di Licio Gelli, che aveva deciso di archiviarla e di mandare in casa di cura la donna stessa come mitomane.

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Ciรฒ che succede alle varie dichiarazioni e alla denuncia induce il giudice bolognese Vella a diffidare dalla magistratura aretina per il coinvolgimento della loggia P2, e che probabilmente avesse ragione lo testimonia l’affermazione del Franci stesso che, rassicurando un altro camerata arrestato, dice di non preoccuparsi che โ€œda queste parti siamo protetti da una setta molto potenteโ€. Davanti a questi dubbi, Vella decide di coinvolgere direttamente i servizi segreti che prontamente non rispondono alle richieste del giudice bolognese, allungando notevolmente i tempi dell’indagine per arrivare a Tuti. Solo all’inizio del 1975 fu emesso un ordine di cattura per il fondatore del Fronte Nazionale Rivoluzionario ma, dopo un violento scontro a fuoco in cui morirono due carabinieri, riuscรฌ a fuggire in Francia dove perรฒ fu catturato qualche tempo dopo. Il processo per la strage si รจ concluso 16 dicembre 1987 in Cassazione, con l’assoluzione di tutti gli imputati. Ciรฒ non ha impedito che emergessero comunque rivelazioni e connessioni inquietanti.

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Nella sentenza d’Appello dell’anno prima, che condanna all’ergastolo Tuti e Franci come esecutori della strage, il giudice Iannone disegna un quadro molto preciso del contesto eversivo del 1974: โ€œรˆ notorio che il 1974 fu caratterizzato dal referendum popolare sul divorzio, preceduto da una campagna elettorale aspra e radicalizzata che contrappose in modo netto due schieramenti. In primavera, nel momento di maggiore tensione, iniziรฒ una serie di attentati terroristici, via via sempre piรน gravi, rivendicati da Ordine Nero. In Toscana, il 21 aprile, si ebbe l’attentato di Vaiano, primo attacco alla linea Ferroviaria Firenze-Bologna. Seguรฌ a Brescia la gravissima strage di Piazza della Loggia, poi a Pian del Rascino la sparatoia cui perse la vita Giancarlo Esposti, il quale โ€“ secondo quanto Sergio Calore avrebbe appreso dal Signorelli, dal Concutelli e dal Fachini era in procinto di recarsi a Roma per attentare alla vita del presidente della Repubblica, colpendolo spettacolarmente a fucilate durante la parata del 2 giugno. Puรฒ pensarsi che ognuno di questi fatti fosse fine a se stesso? Gli elementi raccolti consentono di dare una risposta decisamente negativa. Gli attentati erano tutti in funzione di un colpo di Stato previsto per la primavera-estate ’74, con l’intervento โ€œnormalizzatoreโ€ di militari in una situazione di tensione portata ai grandi estremiโ€. Nonostante l’assoluzione degli imputati, nella sentenza conclusiva si attestano comunque la diretta responsabilitร  della strage sia all’estrema destra, sia alla P2 e tale responsabilitร  รจ riconosciuta pure dalla Commissione Parlamentare sulla Loggia P2 che afferma: โ€œLa strage dell’Italicus รจ ascrivibile ad una organizzazione terroristica d’ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; la Loggia P2 รจ quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e puรฒ ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e moraleโ€.

Andrea Tagliaferri

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